Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo ampi stralci dell’introduzione di Claudio Risé al suo libro “La guerra è in noi”, appena uscito per Signs Books

Forse è vero che le guerre non finiranno mai, e che se finissero sarebbe un guaio. La guerra è, infatti, la trasposizione politica e collettiva del conflitto individuale tra bene e male, che in sé è ineliminabile nell’essere umano, ognuno diverso dall’altro, e in continua trasformazione. Se l’individuo non impara a discutere, anche energicamente, con sé stesso, e naturalmente con il proprio ambiente, non può crescere e sviluppare la propria personalità. Accettare passivamente la realtà è la stazione di partenza del disturbo psicologico, anche grave, perché non valorizza le specifiche differenze dell’individuo, che sono le sue autentiche potenziali ricchezze, per sé e per la società in cui si trova. $ solo reagendo che prende forma la sua personale “guerra” al mondo – che già il bambino deve riconoscere mediando con la famiglia e la società attorno a sé, e trovando così gradualmente la propria pace e realizzazione – che se autentica potrà dare contributi positivi alla famiglia e alla società, oltre che a sé stesso. $ però sempre nell’ignoranza di questo profondo bisogno – che la modernità oggi soffoca con impegno particolare, sopprimendo le potenzialità dei bambini con oggetti materiali e informazioni del tutto estranei a loro, trasmessi da fornitori avidi e invadenti tipo smartphone o simili – che viene alimentato il confuso ribellismo dei piccoli cui non è stato dato il tempo e il modo di ascoltare sé stessi, valorizzandosi.