Ho scoperto – poi dirò dove – questo aforisma di Oscar Wilde: «Finché la guerra sarà considerata una cosa malvagia, conserverà il suo fascino; quando sarà considerata volgare, cesserà di essere popolare».
Teniamocelo lì questo pensierino, certo un po’ aristocraticamente dandy, mentre ci documentiamo sulle “nuove” guerre che ci assediano.
Ho comprato l’ultimo numero di Aspenia, rivista dell’Aspen Institute Italia con il Sole24Ore, interamente dedicato alle guerre di cui sopra. Alcuni dei contenuti sono riassunti in tre sottotitoli: Il neutralismo degli italiani, Vittorie a metà, Gli shock economici.
Numero interessante, a cominciare dai grafici di un sondaggio che lo apre: gli italiani restano in maggioranza (55%) contrari a mandare armi all’Ucraina, a favore solo il 33%. Vivono la propria “identità” prima di tutto come “mediterranea” (molto per il 55%, abbastanza per il 30%). Si sentono europei un po’ meno, e ancora meno simpatizzano per la Nato (molto 24%, abbastanza il 43%, comunque una maggioranza).
Sono poi il paese più ostile all’aumento della spesa militare: solo il 4% è molto favorevole, e appena il 23 è “tendenzialmente favorevole”. Il 15% “non sa” mentre una netta maggioranza contraria si divide tra un 29% tendenzialmente contrario e un 30% fortemente contrario. Per i curatori tutto ciò non deporrebbe a favore della “maturità” politica e europea degli italiani.






