Leone XIV ha scritto un documento che parla anche di guerra, di tecnologia militare, di responsabilità nelle decisioni letali. Sarebbe strano che i professionisti della difesa restassero in silenzio. L’analisi del generale Caruso, consigliere militare della Sioi
Con questo spirito — e con il rispetto dovuto a un testo di grande ambizione morale — provo a leggere la Magnifica Humanitas con gli occhi di chi la guerra l’ha studiata per evitarla.
C’è un paradosso che vale la pena dichiarare subito. Chi ha dedicato la propria vita professionale alla difesa — studiando la guerra — è probabilmente tra i lettori più naturali di un documento come questo. Non per devozione religiosa, necessariamente, ma per affinità di valori.
Il militare professionista, quello vero, non ama la guerra. La conosce, la studia, si prepara ad essa con rigore — e proprio per questo la teme e la rispetta come nessun altro. La dottrina militare moderna, come dovrebbe essere nelle democrazie occidentali, è costruita su principi che riecheggiano sorprendentemente come quelli della dottrina sociale della Chiesa: proporzionalità, distinzione tra combattenti e civili, necessità militare come limite e non come carta bianca, responsabilità della catena di comando. Il soldato che ha fatto davvero il suo mestiere è spesso la persona più consapevole del costo reale della violenza — perché l’ha vista, non solo studiata.












