Oggi non si passa. Gracchiato nel passaparola sulla radio-cb dei camionisti fin dalle 7 del mattino, quando è scattato lo stop ai mezzi pesanti, l’incubo si è trasformato in realtà poco dopo le 10.30 quando la polizia austriaca ha cominciato a posizionare le barriere di cemento armato per chiudere la via anche a tutti gli altri veicoli.

Più e oltre dei jersey, a sbarrare fisicamente il Passo del Brennero fino alle 19 sono i 4.500 abitanti della Valle Wipptal, lungo cui scorre l’autostrada A-22: hanno occupato il valico per protestare contro l’inquinamento dei Tir che appesta le loro case e avvelena l’economia locale fondata sul turismo-lento.

«Bloccate il nostro modello di sviluppo? Danneggiamo il vostro sistema» il botta-risposta dei valligiani del Sudtirolo esasperati dalla decennale impasse sulla questione dei passaggi transfrontalieri su gomma.

Risultato: 15 chilometri di coda. E non solo. Ieri davanti al casello del Brennero, in buona sostanza, è rimasto immobilizzato ben un sesto dell’export italiano, come indicano i dati ufficiali sul transito commerciale relativo al passaggio attraverso il passo alpino. «Stiamo ancora calcolando i danni; sappiamo però già che sono enormi», fanno sapere le associazioni di categoria degli autotrasportatori di qua e di là della frontiera. Mentre la Digos veronese ha aperto un’indagine per il sabotaggio incendiario di due cabine elettriche tra Dolcè e Peri sulla linea ferroviaria Verona Porta Nuova-Brennero.