«Stiamo cambiando le regole del gioco». Dal palco dello Shangri-La Dialogue di Singapore, il principale forum sulla sicurezza dell’Asia-Pacifico, il Segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha tracciato ieri la nuova linea sulle alleanze militari della seconda amministrazione Trump. Il messaggio inviato ai partner è chiaro: la Casa bianca esige che ciascun paese si faccia carico della propria sicurezza, in cambio di maggiori agevolazioni per l’acquisto di armamenti statunitensi. Armamenti che, ha aggiunto a proposito del conflitto in corso in Iran, sono più che sufficienti per «riprendere la guerra se fosse necessario». «Le nostre riserve sono perfettamente attrezzate».
Davanti a una platea di circa cento delegati di 44 paesi, Hegseth ha ribadito la richiesta di Washington agli alleati di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. «L’era in cui sovvenzionavamo la difesa delle nazioni ricche è finita. Abbiamo bisogno di partner, non di protettorati», ha affermato in un messaggio rivolto alle capitali europee.
PERCHÉ per il segretario della Guerra, gli sforzi di riarmo messi in campo da Corea del Sud, Giappone, Filippine, Australia, Singapore, Indonesia e Vietnam sono quelli a cui dovrebbero ambire gli alleati europei. Hegseth ha espresso apprezzamento per l’impegno di Tokyo, che punta a raddoppiare la spesa per la difesa fino al 2% del Pil entro il 2027, superando il tradizionale tetto dell’1% in vigore dal dopoguerra, o di Seul che si è già impegnata ad aumentare la spesa al 3,5% del Pil. Anche se la logica è quella di non deludere le aspettative di Washington, nei governi di Giappone e Corea del Sud c’è però un diffuso malcontento per le continue stoccate di Trump sul possibile ritiro delle truppe Usa e per il ritardo dell’arrivo di armamenti. E questo perché Tokyo e Seul, insieme agli altri alleati della regione, guardano con preoccupazione all’atteggiamento assertivo della Cina.










