Roma, 30 mag. (askanews) – L’atteso discorso del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth allo Shangri-La Dialogue di Singapore ha segnato un cambio di registro nei toni, ma non una svolta strategica. A due settimane dal vertice di Pechino tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, il capo del Pentagono ha evitato la retorica più frontale dell’anno scorso, ha scelto di non nominare il tema della sovranità di Taiwan nel suo intervento e non ha evocato il Mar cinese meridionale. Ma il messaggio di fondo è rimasto netto: Washington vuole stabilizzare la competizione con Pechino, non accettare una sfera di influenza cinese nel Pacifico.
La differenza rispetto al 2025 è stata evidente. L’anno scorso Hegseth aveva definito “reale” la minaccia rappresentata dalla Cina e aveva richiamato l’ordine impartito da Xi all’Esercito popolare di liberazione di essere pronto, entro il 2027, a un’eventuale operazione contro Taiwan. Quest’anno il linguaggio è stato più calibrato. Il segretario alla Difesa ha criticato ancora il riarmo cinese, ma ha precisato che gli Stati uniti non affrontano questa sfida con un “inutile” muro contro muro, bensì con una postura di “forza misurata e deliberata”.












