Allo Shangri-La Dialogue, il segretario alla guerra Pete Hegseth ha parlato della Cina, ma il cuore del suo discorso riguardava altro: il modello di alleanza che Washington intende costruire nell’Indo-Pacifico. Un approccio più pragmatico, meno ideologico e sempre più vicino alla tradizione strategica asiatica. Appunti per gli alleati europei, che vanno oltre l’amministrazione Trump

Quando Pete Hegseth ha preso la parola allo Shangri-La Dialogue di Singapore, molti osservatori si aspettavano un nuovo capitolo della competizione tra Stati Uniti e Cina. In parte è stato così, ma solo in parte. Il segretario alla Difesa americano ha denunciato la crescita militare di Pechino, ha chiesto agli alleati regionali di aumentare la spesa per la difesa e ha ribadito la necessità di mantenere un equilibrio favorevole di potenza nell’Indo-Pacifico. Eppure, mentre la Nato si prepara a invitare gli IP4 al vertice di Ankara (consapevole che la rivalità con la Russia si è arricchita della complessità cinese), il passaggio più interessante del discorso del segretario alla Guerra statunitense potrebbe essere un altro. E non riguarda direttamente la Cina, bensì il modo in cui Washington intende gestire le proprie alleanze.