Scegliendo una data simbolica - il giorno in cui JFK avrebbe compiuto 109 anni - un giudice federale ha inferto una nuova batosta a Donald Trump: «Via il suo nome dal Kennedy Center», ha stabilito Christopher Cooper della Corte Distrettuale di Washington, e il tycoon, chiaramente su tutte le furie, non ha mandato giù il colpo.

Sulle prime The Donald aveva abbozzato: abbandonando un progetto altamente simbolico dello stile e della sostanza del suo secondo mandato e aveva girato la patata bollente a Capitol Hill.

«D'ora in poi se ne occuperà il Congresso», si era lavato le mani il presidente.

Poi però l'ira è montata oltre i livelli di guardia e in un altro chilometrico post su Truth il tycoon ha accusato il magistrato «nominato da Barack Hussein Obama» di conflitto di interesse: «Glielo ha detto la moglie Amy Jeffress, una Dem di estrema sinistra, di ordinare la rimozione del nome Trump dall'edificio e bloccare una grandiosa opera di ricostruzione strutturale ed estetica, per la quale erano già stati ordinati - o lo sarebbero stati a breve - materiali, marmi, arredi, acciaio, impianti di climatizzazione e riscaldamento per un valore di milioni di dollari».

La sentenza è la prima di sostanza sui tanti progetti con cui Trump sta cercando di marchiare con la sua estetica la capitale degli Stati Uniti.