Un giudice federale di Washington ha imposto la rimozione del nome di Donald Trump dal Kennedy Center, infliggendo un duro colpo a uno dei progetti più simbolici del secondo mandato del presidente. La sentenza, firmata dal giudice Christopher Cooper e pubblicata in una data altamente evocativa – il giorno in cui John Fitzgerald Kennedy avrebbe compiuto 109 anni – obbliga l’amministrazione a cancellare entro il 12 giugno la grande insegna con il nome di Trump installata lo scorso dicembre sulla facciata dell’istituzione culturale.

Tra vandalismo architettonico e farsa. La grandeur simil-nazista di Trump

JAN-WERNER MÜLLER

Il presidente ha reagito con durezza, attaccando il magistrato, da lui definito vicino alla sinistra radicale, e accusandolo di ostacolare il suo tentativo di rilanciare il Kennedy Center. Pur riservandosi la possibilità di presentare appello, Trump ha detto «d'ora in poi se ne occuperà il Congresso», rinunciando a una battaglia simbolica a cui teneva molto.

La decisione rappresenta la prima bocciatura giudiziaria per una serie di interventi urbanistici promossi dalla Casa Bianca, tra cui una nuova sala da ballo alla Casa Bianca, la trasformazione della Reflecting Pool del National Mall e la costruzione di un grande arco monumentale ispirato all’Arc de Triomphe di Parigi.