Nel cuore della notte a Washington è iniziata la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center, lo storico centro delle performing arts dedicato alla memoria di Jfk che il presidente Trump aveva voluto intitolato anche a suo nome con una mossa che un giudice federale ha dichiarato essere illegale ordinando entro la mezzanotte di ieri che sulla facciata tornasse la dicitura originale di "The John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts".
L'attuale dirigenza del centro, affidata a fedelissimi del tycoon, aveva tentato poco prima della mezzanotte di ottenere una proroga di 12 ore, mentre davanti al centro si formava una folla di centinaia di persone che applaudiva agli operai che montavano le impalcature per arrivare alla scritta, scandendo lo slogan "take it down”, rimuovetelo. Molte altre persone si sono collegate online per assistere alla rimozione del nome del tycoon. Ma dopo la mezzanotte gli operai hanno steso dei grandi teloni bianchi intorno all'impalcatura per oscurare la vista, provocando i fischi e proteste.
Le sentenze dei giudici
La rimozione, che arriva proprio mentre Trump si prepara ad un weekend di festeggiamenti per il suo 80mo compleanno che culmineranno con i combattimenti di arti marziali che lui ha fortemente voluto portare nei giardini della Casa Bianca, è il risultato di una serie di sentenze di giudici federali che hanno definito illegale la decisione intitolare il centro anche a Trump. A cominciare da quella con cui alla fine di maggio è stato accolto il ricorso presentato da Joyce Beatty, deputata dem ex membro del board del Kennedy Center, contro i suoi ex colleghi, dando due settimane di tempo per la rimozione.













