La vicenda riguarda F.A.D.B., coinvolta il 23 maggio 2017 nell’operazione “Crisalide”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. La giovane era stata arrestata insieme ad altre decine di persone con accuse pesanti che spaziavano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, fino a ipotesi di estorsione e detenzione di esplosivi.

La custodia cautelare e il primo errore procedurale

Dopo un iniziale fermo e la successiva misura cautelare, la donna ha trascorso 17 giorni in carcere tra Reggio Calabria e Messina, seguiti da oltre 400 giorni agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha successivamente rilevato un vizio procedurale: per alcuni dei reati contestati, la giovane risultava già sottoposta a procedimento parallelo, rendendo illegittima la misura cautelare.

Il processo e le sentenze successive

Nonostante ciò, il Tribunale di Lamezia Terme ha emesso nel 2020 una condanna a 3 anni e 6 mesi. In appello la pena era stata ridotta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tutto nel 2023, accogliendo il ricorso dell’avvocato Aldo Ferraro per violazione del principio del “ne bis in idem”.