ROVIGO - Prima la rivolta e la tentata fuga dall'istituto di pena per minori in centro città di sabato 11, con un tentato suicidio di un giovane tre giorni dopo fermato in tempo. Poi l'altro giorno nel carcere per adulti di via Calatafimi la scoperta di cellulari nascosti nella cella di un detenuto per mafia, boss del traffico di droga, con tutta la costruzione di un clamoroso piano di evasione addirittura con l'elicottero, sventando un progetto dalle tinte cinematografiche.
Rovigo si è trovata alla ribalta delle cronache anche nazionali per problemi di sicurezza dei suoi istituti penitenziari. Il primo citato, il minorile, è entrato in funzione soltanto due mesi fa, ma è figlio della ristrutturazione della vecchia casa circondariale di via Verdi. Il secondo, il nuovo per adulti realizzato fuori città, è stato inaugurato il 28 febbraio 2016, ma il trasferimento dei detenuti appunto da via Verdi è avvenuto il 22 aprile successivo, pertanto si sono appena raggiunti i dieci anni di operatività.È naturale che tutto ciò abbia avuto riflessi e suscitato preoccupazione nel capoluogo, certamente tra i rodigini, ma pure il sindaco Valeria Cittadin si trova a dover valutare una situazione certamente inattesa e che la spinge da un lato a stemperare i timori, ma dall'altro a richiedere garanzie di sicurezza per la città che guida. La valutazione «È doverosa la premessa che sulle due strutture carcerarie il Comune non ha alcuna competenza, poiché tutto è in mano al ministero della Giustizia - inizia Cittadin - oltre a ciò, il fatto che il carcere per adulti si trovi fuori dalla città pare non possa creare problemi. Devo sottolineare pure che a quanto ho letto dalle cronache, che questo piano di evasione anche spettacolare per come era congegnata, non ha avuto alcun esito grazie al lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria, del loro vertice, nonché del direttore. Hanno dimostrato di saper vigilare e intercettare quanto succede all'interno, sventando l'intenzione di arrivare all'obiettivo dell'evasione con qualsiasi mezzo. Poi si sa, le carceri non è che possono essere luoghi dove regni la tranquillità».La struttura penitenziaria di via Calatafimi, però, quando nacque avrebbe dovuto essere solo una casa circondariale, con una categoria di detenuti di non elevata pericolosità come quando funzionava quella di via Verdi. È accaduto, invece, che sono iniziati ad arrivare anche reclusi per reati della criminalità organizzata. «C'è stata una trasformazione però quando è ben gestito, non dà eccessivi problemi, poi da qualche parte queste strutture devono esserci», si limita a dire il sindaco.Sul minorile il Comune può giocare una parte nell'ambito della rieducazione sociale dei ragazzi, magari creando una rete di supporto. Vi state muovendo? «La presidente della commissione consiliare sociale, Elena Pavan, e l'assessore Dominga Milan si sono attivate con la direttrice, molto disponibile, che si è resa conto che quanto accaduto quella sera ha pesato. Noi potremo collaborare anche coinvolgendo il volontariato. Pure la scuola ha un ruolo, il Cpa è deputato a questo. Potremo avere un canale di comunicazione e di supporto così, ma appunto pure con il volontariato e lo sport per fare formazione e attività. Certo tutto va pensato da chi lo gestisce, non è nostro compito, ma siamo pronti a fare la nostra parte quando e quanto possibile».Cittadin conclude con un obiettivo. «Mi hanno assicurato che ci sarà adeguata sorveglianza, il minorile non deve essere un disturbo per la città, che deve restare serena. Chi è dentro non deve uscire, tutto deve essere svolto all'interno. È un luogo di rieducazione e mi auguro possa essere tale».








