ROVIGO - Quattro giovani indagati per la rivolta al carcere minorile di Rovigo di sabato 11. Un allarme che aveva tenuto in scacco il centro città per cinque ore, con carabinieri e polizia a presidiare le strade intorno, bloccando auto e pedoni in pieno centro.
Tutto l’opposto di quanto sosteneva il Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile Antonio Sangermano, secondo il quale era accaduto nulla di grave definendo le cronache fuorvianti e capaci di creare allarme sociale, perché si sarebbe trattato di una piccola insubordinazione (reato che esiste solo nel codice penale militare quale comportamento contro le gerarchie, non proprio adatto ai detenuti) e non una rivolta, che diceva essere stata facilmente gestita e senza danni alle cose nell’istituto aperto da nemmeno due mesi nell’ex carcere per adulti. Tre giorni dopo, poi, c’era stato anche un tentato suicidio di un ragazzo, bloccato in tempo.
La Procura usa gli stessi termini delle cronache, visto che indaga per i reati di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” e “danneggiamento di cose destinate a pubblico servizio in concorso”. Si tratta di M.N., nato in Moldavia nel 2007, M.A. nato in Italia nel 2003, P.O. nato in Ucraina nel 2008 e K.A. nato anch’egli in Moldavia nel 2007.







