ROVIGO - La versione ufficiale parla di una semplice "insubordinazione", senza rivolta né tentativo di fuga. Ma quanto dichiarato dal Dipartimento per la Giustizia minorile cozza con ciò che sabato sera è accaduto e soprattutto con ciò che è stato visto e sentito all'esterno del carcere minorile di Rovigo: urla, colpi, l'allarme antiscalata che ha suonato più volte, le strade chiuse in pieno centro e l'intervento di tutte le forze dell'ordine. Una distanza netta tra la ricostruzione istituzionale e la dinamica dei fatti.

A ridimensionare l'episodio è il capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano. «Non c'è stata alcuna rivolta presso l'Ipm di Rovigo, ma solo l'ostinata volontà di cinque ragazzi neo maggiorenni di non fare rientro in sezione» si legge nella nota. «La polizia penitenziaria, con il coordinamento del direttore Roberta Ghidelli e del comandante Maria Grazia Grassi, ha ristabilito l'ordine in modo pacifico, senza uso della forza e senza colluttazioni. Nessuno è rimasto ferito. Una rivolta ha connotazioni del tutto diverse, mentre si è trattato di un atto di insubordinazione, senza alcun tentativo di evasione».

Una ricostruzione che, però, stride con quanto avvenuto sul campo. Sabato sera il sistema di sicurezza del carcere è entrato in funzione, con l'attivazione dell'allarme antiscalata e la conseguente mobilitazione di tutte le forze dell'ordine. Polizia di Stato, carabinieri e polizia locale hanno presidiato l'area, chiudendo le vie attorno all'istituto e gestendo una situazione durata diverse ore. Chi abita nei dintorni ha assistito a una scena ben diversa da quella descritta nella nota ministeriale.