ROVIGO - Il primo segnale arriva alle 18: urla, colpi, poi la sirena dell’allarme che inizia suonare. È da qui che sabato prende forma la rivolta con tentativo di evasione nel carcere minorile di Rovigo, attivo da meno di due mesi dopo l’intervento di riqualificazione che lo aveva presentato come struttura “modello” e “pilota” non solo del Veneto, ma di tutt’Italia. A innescare il caos sono stati cinque detenuti “giovani adulti”, tra i 18 e i 24 anni. Due moldavi, un ucraino, un bulgaro e un italiano trasferiti a fine febbraio dal carcere di Treviso.

Nelle settimane successive al loro arrivo hanno osservato con attenzione la struttura, studiandone spazi, orari e turni del personale della polizia penitenziaria. Parallelamente hanno anche consolidato un gruppo con gli altri detenuti più giovani, assumendo un ruolo dominante nelle dinamiche interne.

La falla individuata sarebbe stata quella dei turni del fine settimana, quando il numero degli agenti in servizio si riduce per garantire i riposi. È in questo contesto che sabato è scattata l’azione.

In un primo momento i detenuti si sono opposti in gruppo al rientro nelle celle, dando vita a una protesta con urla e resistenza. Poi la situazione è degenerata: alcuni hanno afferrato sgabelli e altri oggetti iniziando a infrangere finestre e distruggere arredi, creando un diversivo che ha consentito ai cinque di tentare la fuga.