PORTO VIRO (ROVIGO) - Dopo le reazioni prudenti arrivate nelle scorse ore dal centrodestra polesano, sul caso del contributo elettorale ricevuto dall'assessore regionale Valeria Mantovan da parte della coop sociale Consorzio Insieme, ora interviene Armida Panizzo, consigliere comunale di Porto Viro ed ex candidata alle regionali nella lista Noi Moderati-Civici per Stefani. E i toni, questa volta, sono decisamente meno concilianti.

TAGLIENTE Panizzo parte da una riflessione generale sui finanziamenti alle campagne elettorali. «Leggendo l'articolo pubblicato in queste ore dal Gazzettino emerge con chiarezza una fotografia piuttosto interessante: campagne elettorali sostenute da finanziamenti importanti, contributi generosi e spese decisamente consistenti. Tutto legittimo, finché resta nei confini della legge e dell'opportunità politica». Ma è il caso Mantovan a concentrare l'attenzione dell'esponente di Noi Moderati. «C'è un caso che più di altri lascia perplessi. Mi riferisco all'attuale assessore regionale Valeria Mantovan, già assessore alle Politiche Sociali, che avrebbe ricevuto un contributo da una cooperativa sociale. E qui nasce il problema».Secondo Panizzo, la questione supera il semplice valore economico del contributo. «Perché una cooperativa sociale dovrebbe occuparsi di sociale, non di campagne elettorali. Dovrebbe investire risorse nei servizi, nelle fragilità, nelle persone. Non nel sostenere tanto o poco cambia poco la corsa politica di qualcuno». L'ex candidata regionale individua quindi due possibili spiegazioni. «Le possibilità sono due: o si è trattato di un clamoroso errore di rendicontazione, oppure qualcuno ignorava che le cooperative sociali non possano finanziare campagne elettorali. E francamente non so quale delle due ipotesi sia più preoccupante». Parole che si aggiungono alle valutazioni già espresse nelle ultime ore da esponenti di maggioranza e opposizione. Se il sindaco di Porto Viro Mario Mantovan e il senatore di Fratelli d'Italia Bartolomeo Amidei avevano richiamato soprattutto il principio della buona fede e la necessità di attendere verifiche giuridiche, Panizzo mette invece l'accento sull'aspetto politico della vicenda.«Il tema non può essere liquidato con qualche dichiarazione di circostanza o con il classico "è stato fatto in buona fede", formula ormai buona per tutte le stagioni. Mi auguro che il caso non si esaurisca nello spazio di un titolo di giornale e che chi di dovere faccia chiarezza». Nelle sue dichiarazioni trova spazio anche una riflessione più ampia sul sistema dei finanziamenti elettorali. «Quegli imprenditori che finanziavano contemporaneamente più candidati avevano davvero idee politiche così aperte oppure semplicemente molto ben distribuite?», si chiede.