Lo Spring Attitude è uno di quei festival che riescono a farsi sentire prima ancora di farsi vedere. Appena esci dalla fermata della metropolitana dell'Eur, a Roma, senti risuonare nell'aria una soave musica elettronica. Per arrivare alla Nuvola disegnata da Massimiliano Fuksas non devi fare altro che lasciarti guidare dal dj set che si sente in lontananza e dal flusso di persone che accorre al festival romano. Non c'è bisogno del navigatore, né di chiedere informazioni. Ad accoglierti c'è uno spazio libero e colorato, popolato da centinaia di persone con gli occhiali da sole che ballano all'aperto in un caldo venerdì romano di fine maggio. Si respira un'aria di libertà contagiosa. Sembra quasi di stare dentro un rave perfettamente organizzato, ma legale. Poi si entra davvero nella Nuvola. Mentre all'esterno si balla spensierati, all'interno del centro congressi della Capitale si accendono luci e amplificatori. A scaldare la serata ci pensano il fresco cantautorato di Birthh — segnatevi questo nome perché ne sentiremo parlare ancora — e le canzoni oniriche di Lamante.

E arriva lui: l'uomo mascherato, idolo delle folle. Tony Pitony. La sala è stracolma e la platea osanna il vincitore della serata delle cover dell'ultimo Festival di Sanremo. Tony Pitony travolge lo Spring Attitude non con una band, ma con un'orchestra, i cui fiati rimbombano ovunque mentre lui snocciola i suoi versi più celebri e controversi. Come se non bastasse, prepara anche una pastasciutta direttamente sul palco. Con lui le sorprese non finiscono mai.