Tra i pazienti della cannabis medica si è diffuso il panico, dopo l’articolo de ilfattoquotidiano.it: in queste settimane centinaia di persone in tutta Italia sono state convocate in caserma, in quanto consumatori di prodotti farmaceutici a base di cannabinoidi. “Già rischiamo la patente quando ci mettiamo al volante, dopo l’Odissea di cercare un farmaco introvabile, mancava solo l’interrogatorio”, è il tenore dei messaggi giunti alle associazioni dei pazienti. Rassicuriamo tutti: nessuna caccia alle streghe, i malati non sono nel mirino. “Quelli ascoltati dagli inquirenti hanno un elemento in comune: ricevono il medicinale, regolarmente prescritto, grazie alla spedizione da una farmacia”, dicono a ilfattoquotidiano.it Santa Sarta e Isabella Palazzo. La prima presiede l’associazione ‘Pazienti Cannabis APS-ETS’, la seconda ‘Tutela Pazienti Cannabis Medica APS-ETS’. Ma recapitare a domicilio sostanze stupefacenti, anche se a scopo terapeutico, è vietato. Dunque c’è un’indagine in corso, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it. E i pazienti sono stati ascoltati in virtù di una richiesta di Sommarie informazioni testimoniali (Sit,nel gergo legale).

Tutto legittimo, sia chiaro, i pazienti non rischiano conseguenze penali. Ma la paura è comprensibile. La sigla “Tutela Pazienti Cannabis Medica” ha riportato il racconto di un bolognese ascoltato dagli inquirenti: “Il medicinale mi è stato temporaneamente ritirato per ulteriori verifiche e successivamente restituito dopo il mio accesso in caserma. Mi è stato inoltre richiesto di mostrare email, documentazione firmata e conversazioni WhatsApp relative alla gestione della terapia. Pur comprendendo il lavoro delle autorità, l’esperienza è stata estremamente invasiva e psicologicamente pesante, mi sono sentito trattato più come un sospettato che come un paziente che utilizza cannabis medica in Italia nel rispetto della legge”. Come denunciato dall’Associazione Meglio Legale e dall’avvocata Cathy La Torre, ai pazienti chiamati a testimoniare sono state rivolte domande sul filo della privacy: quale medico ha prescritto il farmaco? Per quale malattia? Soprattutto, dove è stata acquistata? Ecco il cuore del problema: le medicine con sostanze stupefacenti non si possono spedire direttamente ai pazienti.