Rinforzi sul fronte orientale, la Nato ritrova unità. "Pronti a difendere ogni centimetro"
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Romania sempre più centrale nella difesa del fianco orientale della Nato. Non mero baluardo geografico dell'Alleanza. Ma protagonista anche nella difesa europea per l'allerta che vede nella Federazione russa una potenziale minaccia costante. Usa schierati a fianco di Bucarest dopo "l'incidente" del drone caduto a Galati, al confine con l'Ucraina. E nuove prove di dissuasione su un territorio diventato crocevia di sperimentazioni. Casualità, proprio Bucarest aveva ospitato il 16 maggio il format B9, creato nel 2015 assieme alla Polonia dopo l'annessione russa della Crimea: attivissimo foro militare che riunisce i Paesi Nato dell'Europa dell'est. Assieme ai due promotori, ci sono Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e i tre baltici. In quell'occasione, i B9 hanno steso un tappeto rosso alle tecnologie di difesa ucraine: in primis droni e tecnologie anti-drone, munizioni, missili ed armamenti efficaci ma a basso costo rispetto alle costose batterie americane. Zelensky ha già siglato un cosiddetto "Drone deal" con la Lituania, dopo aver proposto ai partner europei intese analoghe per creare joint venture dal Regno Unito alla Germania fino ad alcune potenze del Golfo Persico: in sostanza l'Ucraina, senza essere membro Nato, fornirà sempre più competenze ed equipaggiamenti testati sul proprio campo di battaglia in cambio di sostegno finanziario da parte degli alleati.















