Nella trappola di quel drone russo la Nato non ci vuole cadere. Ma l’episodio di Galati non può passare sotto silenzio. Per i vertici militari dell’Alleanza l’ordine è chiaro: non sottovalutare quel blitz, che sarà pure un errore ma di certo non può essere ignorato. C’è bisogno di una reazione netta e immediata. Diplomatica e politica, certo, ma decisa.

A Bruxelles non c’è allarme ma per ammiragli e generali la situazione è più incandescente del solito. Il timore, sembra palese, è che a Mosca qualcuno possa sfruttare episodi come questo alla luce di un’altra partita, molto più grande: il dibattito sul futuro della presenza militare americana in Europa. Da mesi Donald Trump insiste sulla necessità di riequilibrare gli impegni degli Stati Uniti in Europa, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha più volte sostenuto che gli alleati europei devono assumersi una quota maggiore delle responsabilità per la propria difesa. E a questo punto, ragionano gli strateghi della difesa europea, il rischio è che il Cremlino possa interpretare qualunque riduzione delle forze americane come il segnale di un fianco orientale meno blindato rispetto al passato. Ed è esattamente questa lettura che la Nato vuole smontare dopo l’incidente di Galati.ESTREMA ATTENZIONE Le prime verifiche delle autorità romene non indicano infatti un attacco deliberato contro un Paese alleato. L’ipotesi prevalente è quella di uno sconfinamento durante operazioni russe contro l’Ucraina. Un errore, dunque. Ma nella guerra che si combatte a poche decine di chilometri dai confini dell’Alleanza anche gli errori vengono osservati con estrema attenzione. «Condanniamo questo evento», sottolineano dalla Nato: «Le indagini romene indicano che non si è trattato di una missione intenzionale contro il territorio alleato. Tuttavia anche gli errori possono essere sconsiderati e inaccettabili». Il messaggio politico non ha avuto indecisioni. Il segretario generale Mark Rutte ha telefonato al presidente romeno Nicusor Dan assicurando «la piena solidarietà della Nato» e ribadendo che l’Alleanza è pronta a difendere «ogni centimetro del territorio alleato». Lo stesso concetto è stato espresso dal presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che ha definito l’episodio «sconsiderato e inaccettabile». Dietro le dichiarazioni pubbliche, però, il ragionamento è più ampio. IL CONFRONTO Nel confronto quotidiano tra diplomatici e militari il tema centrale è la deterrenza. Ieri lo è stato ancora di più. La domanda che circola è semplice: la Russia può essere tentata di testare i limiti dell’Alleanza in una fase in cui si discute apertamente del futuro assetto delle forze statunitensi in Europa? La risposta che arriva da Bruxelles è netta. «Non esiste alcun depotenziamento tale da creare vulnerabilità sul fianco orientale», spiegano fonti Nato. E soprattutto non esiste il rischio che si aprano spazi vuoti. È una precisazione che all’Alleanza considerano fondamentale. Se in futuro ci saranno spostamenti di uomini e mezzi, assicurano, saranno pianificati e coordinati tra tutti gli alleati. «Le pedine si muoveranno in modo coordinato. Non ci saranno vuoti. Qualunque cambiamento sarà studiato per mantenere intatta la capacità di deterrenza». Tradotto dal linguaggio diplomatico: nessuno a Bruxelles intende lasciare scoperto il fronte che corre dal Baltico al Mar Nero. «Il confine sarà sempre più protetto, su questo tutti gli alleati sono in perfetto accordo». Non a caso, proprio mentre si discute del drone precipitato in Romania, la Nato continua a rafforzare la propria presenza nella regione. Nelle prossime settimane l’Aeronautica militare italiana schiererà uomini e caccia nel Paese per assumere la missione di Air Policing sul Mar Nero, subentrando alla Royal Air Force britannica. Un avvicendamento programmato da tempo, ma che oggi assume inevitabilmente anche un valore simbolico. I nostri jet pronti al decollo per intercettare caccia che tentano di avvicinarsi al confine, per controllare le minacce sulla trincea del cielo e per intercettare anche gli immancabili droni. IL PROTAGONISTA L’altro elemento che emerge dalle valutazioni dell’Alleanza riguarda la natura della minaccia. Per anni il dibattito si è concentrato su missili balistici e sistemi di difesa aerea tradizionali. Oggi, invece, il protagonista è il drone. I velivoli senza pilota sono il volto della guerra moderna, una minaccia nuova da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e lo strumento più efficace che ha consentito a Kiev di difendere una parte importante del suo territorio. Per la sicurezza europea questa è una delle sfide più insidiose. I droni, si sa, costano poco, possono essere lanciati in grandi quantità e spesso sfuggono alle architetture difensive progettate per contrastare minacce diverse. «C’è bisogno di capacità specifiche contro i droni», ripetono dalla Nato: «Le attuali difese antimissile non bastano da sole. Serve una risposta nuova». UN PROMEMORIA Per questo il drone caduto a Galati viene considerato a Bruxelles molto più di un incidente. È un promemoria della vicinanza della guerra ai confini dell’Alleanza e, allo stesso tempo, l’occasione per ribadire un messaggio che la Nato considera cruciale in questa fase: mentre Washington discute il riequilibrio del proprio impegno globale, il fianco Est resta blindato. «E chiunque a Mosca pensi il contrario, rischia di fare un errore di valutazione».