Non è un caso che tra chi segrega le donne, perseguita gli omosessuali e disprezza la democrazia, germogli il seme del terrorismo

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Prima l'attentato di Modena, poi i casi di Firenze e Reggio Emilia e ora la notizia di un'indagine a Milano per terrorismo, nei confronti di due iraniani che frequentano un centro islamico della città. Insomma la Jihad prende forma perché l'alfabeto woke della sinistra è troppo tenue per fermare la narrazione della realtà. La preghiera nelle strade e i sindaci con la fascia sono simbolo dell'ipocrisia di chi vuole celare il vero piano politico dei Fratelli musulmani. Che si fa gioco del nostro qualunquismo e gode delle nostre divisioni ataviche tra destra e sinistra. Cornuti e mazziati. Con il prosciutto (mi perdoni Maometto) sugli occhi al punto da non vedere sotto la Madunina un centro del quale ci eravamo occupati proprio noi del Giornale lo scorso marzo, raccontando che tra quelle pareti e su quei tappeti avevano commemorato come un eroe il sanguinario dittatore Ali Khamenei. E dire che la colpa è nostra, non loro, se monta l'odio. Ma i compagni sanno bene che integralismo chiama integralismo. Non è un caso che tra chi segrega le donne, perseguita gli omosessuali e disprezza la democrazia, germogli il seme del terrorismo. Così come non è un caso che due degli ultimi tentati attacchi islamisti siano avvenuti nella rossa Emilia Romagna, la regione con la più alta percentuale di stranieri in base alla popolazione. Per capire quello che stava succedendo nelle pieghe del nostro Paese non serviva avere doti divinatorie.