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Luigi Ferrarella

L'indagine a Milano. Intimidazioni sui social e al telefono: «Ti condanniamo a morte»

MILANO - La punta dell’iceberg di due perquisizioni effettuate ieri dai carabinieri del Ros fa affiorare un’inchiesta nella quale la Procura di Milano, partendo da «minacce di morte indirizzate nei confronti dei dissidenti politici iraniani rispetto alla linea adottata dalla Repubblica Islamica Iraniana», ritiene «necessario accertare l’operatività di un’organizzazione finalizzata a reprimere il dissenso attraverso intimidazioni verso i parenti a oggi residenti in Iran, nonché attraverso la commissione di atti di violenza che comunque limitano il diritto costituzionale» invece «tutelato e garantito in Italia a tutte le opinioni politiche, anche se contrarie a quelle dominanti nello Stato estero di provenienza».

Segrate e BergamoPer questo non è soltanto «minacce aggravate» (in relazione a due episodi su Instagram ai danni di altrettanti attivisti) l’ipotesi di reato contestata durante le perquisizioni ieri a due iraniani (residenti a Segrate in provincia di Milano e a Bergamo), qualificati dagli inquirenti come «favorevoli alla politica repressiva del regime iraniano» e «frequentanti un centro islamico di Milano la cui sede risulta essere di proprietà del Consolato della Repubblica dell’Iran a Milano, che costituisce una diretta propagazione del regime iraniano in Italia». È invece anche «associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico» (articolo 270 bis), tra i cui atti l’articolo 270 sexies fa rientrare quelle condotte che «per la loro natura o contesto possono arrecare grave danno ad un Paese e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione».