Uno Stabile da record. Se il palmarès del Teatro Nazionale torinese è arrivato a quota 66 premi, tra cui solo 8 nel 2025, il cartellone che si sta per concludere vanta un primato assoluto. «La settantesima stagione ha raggiunto la quota di 170 mila biglietti venduti – dice il presidente Alessandro Bianchi –. Una cifra mai conquistata in tutta la nostra storia. Questo non significa solo maggiori ricavi, ma un interesse crescente da parte del pubblico, cosa che ci ha dato la spinta a mettere insieme la prossima». Si comincia dalla danza Intitolata “Elisir”, la settantunesima proporrà da settembre a luglio 2027, 94 titoli tra sale – tra Carignano, Gobetti e Fonderie Limone – e tournée, tra cui 21 produzioni e coproduzioni, 57 ospitalità e 16 spettacoli di Torinodanza Festival. A dare l’avvio a settembre sarà proprio il calendario di danza, mentre l’inaugurazione ufficiale avverrà il 5 ottobre al Carignano con Una delle ultime sere di Carnovale di Carlo Goldoni, commedia riletta da Valerio Binasco. «Per la prima volta mi cimenterò con uno spettacolo in costume – dice il regista e direttore artistico –. Si tratta di un testo che mi ha colpito perché è melanconico e parla di gente povera, di classe operaia. Da un paio d’anni mi sono dedicato a portare in scena i “signori nessuno”, per rappresentare l’amore per la realtà della vita delle persone». Ai vertici dello Stabile A dare linfa alla stagione è il nucleo operativo, la cui composizione si rinnova con la nomina, accanto a Binasco e al direttore artistico junior Diego Pleuteri, di Leonardo Lidi come vicedirettore artistico. A loro si affiancano Anna Cremonini, direttrice artistica di Torinodanza, e Kriszta Székely e Silvia Gribaudi, nel ruolo di artiste associate. Sguardo sul mondo Confermato lo sguardo all’internalizzazione con produzioni che faranno praticamente il giro del mondo, inoltre grande attenzione è stata posta alla contemporaneità con due terzi dei titoli. «Sui 27 in programma al Carignano ben 15 sono opera di autori viventi e sui 47 di Gobetti e Limone, ben 33 – spiega Pleuteri –. Ampia la presenza femminile che si misura prima di tutto in termini di posizionamento creativo, le donne sono qui come autrici, registe, coreografe e firmatarie del lavoro artistico». San Francesco secondo Matthias Martelli A fare da prologo sarà Lu Santo Jullàre Françesco, realizzato per gli ottocento anni dalla morte, con testi di Dario Fo e Franca Rame che Matthias Martelli proporrà il 4 ottobre al Gobetti, in occasione della festa del patrono d’Italia. Proprio l’attore sarà protagonista di altri due titoli, Fred!, dedicato a Buscaglione (Carignano, 23-25 marzo), e Mistero Buffo, sempre del Premio Nobel di cui si celebra quest’anno il centenario dalla nascita, storico allestimento che sta girando il globo dall’America all’Africa. Gli altri spettacoli in cartellone Il calendario si snocciolerà tra novità come L’inserzione, in prima nazionale al Gobetti, in cui Leonardo Lidi tornerà a confrontarsi con l’opera di Natalia Ginzburg (16-28 febbraio), mentre Gabriele Vacis, con gli artisti di PoEM, affronterà il capitolo conclusivo de “La trilogia dei libri”, progetto dedicato alle sacre scritture che per l’occasione si accosterà al Corano (Fonderie Limone, 13-25 aprile). Invece, Jurij Ferrini proporrà Todo di Rafael Spregelburd (Gobetti, 25 maggio-13 giugno). Tra i lavori più curiosi c’è L’evento di Annie Ernaux, Premio Nobel 2022 per la letteratura, messo in scena da Kriszta Székely. Si tratta di uno spettacolo appositamente realizzato e proposto non sul palco, ma all’interno di un appartamento al piano nobile di piazza Carignano (21 gennaio-7 febbraio). A Micol Jalla è affidata la regia di Pippi Calzelunghe, performance dedicata a bambini e famiglie, a 120 anni dalla nascita di Astrid Lindgren (Carignano, gennaio-maggio). Poi, ancora, ci sarà Valter Malosti con Se questo è un uomo; Alessandro Haber interpreterà Le ultime lune; Francesco Favino dirigerà la moglie Anna Ferzetti in People, Places & Things; Gabriele Lavia porterà Dopo la prova; Lino Musella diretto da Roberto Andò presenterà Non posso narrare la mia vita.