di
Matteo Marcon
L'animale (poi soppresso con eutanasia) aveva viaggiato in camper, aggirando i controlli di frontiera. Una volta arrivato in Veneto ha iniziato a stare male e a morsicare la proprietaria
Le era stato donato, ancora cucciolo, da un parente dopo una vacanza in Marocco: ma quel gesto d’affetto nel giro di pochi mesi si è trasformato in una vera e propria emergenza sanitaria che, se pur localizzata e sotto controllo dal punto di vista della salute umana, è destinata a impegnare le autorità per diversi mesi.
L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (Izsve), in collaborazione con l’Ulss 2 Marca Trevigiana, ha infatti accertato su un cane meticcio, di proprietà di una donna vittoriese, il contagio del virus della rabbia canina. È il primo caso che si registra nel Nordest da oltre 15 anni. Quando il cane è stato affidato alle cure dei veterinari, mercoledì scorso, i sintomi della malattia erano ormai evidenti. Qualche giorno prima aveva morso la sua proprietaria, era aggressivo, inappetente: gli è stata praticata l’eutanasia ed è scattato il protocollo di sicurezza. L’anamnesi prima e i riscontri di laboratorio poi (con il riconoscimento di un ceppo specifico) hanno ricondotto il contagio al Paese di provenienza dell’animale, il Marocco, area in cui la patologia è endemica. «Non c’è un allarme per la salute delle persone» hanno voluto da subito rassicurare i responsabili dell’Ulss 2 e dell’Izsve. La macchina del Servizio d’igiene e sanità pubblica (Sisp), guidata dal direttore Erminio Bonsembiante, si è mossa nel segno della «massima cautela».










