I casi di Pina Liberti e Assia Riccio: casellari giudiziari puliti ma storie e frequentazioni che preoccupano i Dem, nonostante la vittoria schiacciante di Garzia.
Da sinistra, Pina Liberti e Assia Riccio, consigliere comunali del Partito Democratico a Ercolano
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«È meglio perdere o perdersi?». L’interrogativo che fa iniziare il racconto di questo spaccato di provincia napoletana è di uno che Ercolano la conosce bene dal punto di vista politico e che guarda le recenti elezioni di fine maggio con – relativo – distacco.
Le elezioni comunali di Ercolano, vinte dalla candidata del centrosinistra Antonietta Garzia col 68,6 percento, con un Partito Democratico che ha scollinato il 30 percento, sono state un successo politico che i Dem si sono appuntati al petto nell’area Vesuviana, insieme ai risultati di San Giorgio a Cremano e di Portici. Tuttavia, nel mondo dei dirigenti e dei militanti del principale partito della Campania sta montando in questi giorni, come una marea, una serie di domande nate osservando le liste degli eletti. Va fatta una premessa necessaria a capire il contesto. Nel Pd napoletano vi è chi pensa che l’esibizione di un certificato del casellario giudiziale «nullo», ovvero senza alcun problema con la legge, sia misura sufficiente a procedere con tesseramento nel partito ed eventuale candidatura ad elezioni. C’è chi invece è convinto che valutare anche la storia complessiva del soggetto da immettere in un processo di rappresentanza, ovvero attivare a monte quelli che vengono definiti «gli anticorpi della politica», sia parte necessaria nella selezione della classe dirigente, soprattutto quella locale. E aiuti non trovarsi, ad un certo punto di un percorso amministrativo, dinanzi a sorpresoni di natura giudiziaria.













