Basta scorrere i loro profili social per capire quanto il ciclismo femminile abbia ormai assorbito i codici del professionismo. Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma-Phinney, Demi Vollering, Lorena Wiebes, Marlen Reusser e Anna Van der Breggen – solo per citare le sei “regine” europee del Giro d’Italia Women 2026, dal 30 maggio al 7 giugno – pubblicano tutte le stesse immagini: biciclette ultraleggere, caschi aerodinamici, occhiali a specchio, guanti tecnici. I loro feed sono pieni di fatica e disciplina, senza spazio per altro. Niente vacanze ostentate,party o red carpet: tutto gira intorno alle due ruote, al corpo, alla preparazione, ai chilometri macinati per vincere. E indossare la Maglia, come una seconda pelle.

Le cicliste, star globali

Dalla mitica pioniera Alfonsina Strada, nel 1924 prima donna a correre insieme agli uomini al Giro d’Italia, il ciclismo femminile ha fatto un salto gigantesco.Per decenni è rimasto un universo semi invisibile, con pochissimi soldi e gare ridotte. Oggi invece il Women’s World Tour conta un calendario globale di corse tra Europa, Australia, Medio Oriente e Asia.

La rivoluzione vera è arrivata negli ultimi cinque anni: salari minimi obbligatori,dirette tv,interviste e budget in crescita. Il Giro d’Italia Women, edizione 36, il terzo gestito da Rcs Sport con la Federazione Ciclistica Italiana, fa parte in particolare della triade più prestigiosa del ciclismo internazionale con ilTour de France Femmes e la Vuelta España Femenina: le tre corse hanno trasformato le cicliste in star globali.