Quel foglio appoggiato sul tavolo dal primo cittadino, dove si riportava l’arresto del 2021 del figlio di Fabio Anselmo, ha, secondo lo stesso capogruppo della civica, impedito di leggere la sua mozione sull’incidente che ha visti coinvolti il sindaco Alan Fabbri e l’ex assessora Francesca Savini. A ripercorrere quanto accaduto, mercoledì scorso, in Consiglio, lo stesso Anselmo: "Il significato che avrebbe dovuto avere la mozione di censura nei confronti del sindaco era di natura squisitamente politica. Quella che avrei voluto illustrare nel consiglio ma che di fatto mi è stato impedito di fare. E’ ancora ben vivo nella nostra memoria la foto dell’auto distrutta dell’ex assessora Savini. L’orrore alla vista di quel relitto è spontaneo e comprensibile come altrettanto lo è il sollievo per il fatto che lei, il nostro sindaco e nessun altro che poteva rimanere travolto dalla sua folle corsa, sia stato coinvolto. Questa si chiama umanità. Poi ci sono le responsabilità giudiziarie e quelle politiche. Le parole pronunciate dall’ex assessora, parlando di quelle politiche, devono far riflettere: dopo aver giustamente ricordato il suo impegno istituzionale, ’proprio in nome di quel rispetto, e nella consapevolezza del ruolo pubblico ho scelto di dare le dimissioni, con effetto immediato’. Non si è nascosta dietro frasi fatte del tipo ‘attendiamo che la giustizia faccia il suo corso’ ma ha dimostrato senso istituzionale e responsabilità politica. Una gigante rispetto al suo compagno di viaggio". Ma ecco l’affondo: "È più che ovvio aspettarsi – rincara Anselmo – da colui che sale come passeggero, lucido e vigile, su un auto che si appresta a muoversi con un conducente con un tasso alcolico così marcatamente alto, un deciso intervento dissuasivo a garanzia propria, dell’assessora e di tutti i cittadini che si possano incrociare sulla pubblica via. Questo avrei voluto dire se non ci fosse stato quel gesto vigliacco. In quel momento, non lo nego, mi sono trovato in grande difficoltà emotiva". Anselmo racconta cosa ha provato leggendo il foglio del sindaco: "Ho visto il volto di Vince. Ho provato un senso di forte nausea per la violenza che quel foglio, messo lì sui nostri banchi proprio dal sindaco in persona ed in quel momento evidentemente studiato ad hoc. Sono commosso dall’ondata di solidarietà che ho ricevuto da tanta gente" E poi ripensa al figlio: "Intanto Vince ha cambiato città – scrive Anslemo –. Si è rifatto una vita. Fa un lavoro durissimo e da contratto a tempo determinato ora è assunto a tempo indeterminato. Anche lui ha ricevuto tanti messaggi di solidarietà. Già ma intanto ora tanti sono a conoscenza di fatti che erano ignorati e caduti giustamente nell’oblìo. Alan Fabbri scrive che è colpa mia. Chissà, forse ha ragione. Dovevo tenermelo per me e comportarmi di conseguenza. Invidio il suo concetto di responsabilità. Grazie Alan".