D’accordo Chapman, Highbury, Hornby e tutto il pantheon che ha reso i Gunners ciò che sono oggi. Eppure l’attualità dice anche che il club, negli ultimi 25 anni, è il paradigma perfetto dell’idea di calcio elitario disegnata dall’Uefa: da quando la competizione è stata allargata alle squadre non campioni nazionali, i londinesi hanno ottenuto uno status mai avuto in passato. Anche senza vincereNel giorno di un’apoteosi possibile, con l’Arsenal pronto a giocarsi sabato 30 maggio la Champions League in finale contro il Paris Saint-Germain, è il caso di mettere sul tavolo tutte le carte e raccontare la più controintuitiva delle verità, e pazienza se può far male ai cultori delle belle storie, soprattutto quando raccontate bene. Perché d’accordo Chapman, Highbury, Hornby e tutto il pantheon di una lunghissima vicenda sportiva che ha reso l’Arsenal ciò che è oggi, con un posizionamento calPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo LonghiGiornalista, scrive principalmente di sport e di ciò che vi ruota attorno. È anche saggista per le opere Treccani.
La finale di Champions vista dall’Arsenal: l’apoteosi possibile nel solco elitario dell’Uefa
D’accordo Chapman, Highbury, Hornby e tutto il pantheon che ha reso i Gunners ciò che sono oggi. Eppure l’attualità dice anche che il club, negli ultimi 25 anni, è il paradigma perfetto dell’idea di calcio elitario disegnata dall’Uefa: da quando la competizione è stata allargata alle squadre non campioni nazionali, i londinesi hanno ottenuto uno status mai avuto in passato. Anche senza vincere











