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Le intercettazioni ambientali avevano svelato le condotte all’interno della struttura
"Le condizioni di stress non giustificano la gratuità e la natura umiliante delle condotte, che travalicano ampiamente qualsiasi fisiologica tensione lavorativa". È forse uno dei passaggi più significativi delle motivazioni della sentenza con cui a febbraio sono stati condannati sette operatori socioassitenziali della Rsa Sacro Cuore di Dizzasco, accusati di gravi maltrattamenti ai pazienti ricoverati nella struttura. "Tutti gli imputati – premette il Gup Maria Elisabetta De Benedetto - si sono appellati, per mitigare la loro responsabilità, o addirittura per escluderla, alle disagiate condizioni di lavoro che li aveva condotti a forte stanchezza e situazione di stress". Ma "la pluralità delle azioni poste in essere dagli imputati, e il loro protrarsi per un lungo periodo di tempo, sono requisiti della condotta dai quali si desume la consapevolezza e la volontà di sopraffare le persone offese, ponendole in una condizione di abituale patimento psichico e fisico". La sentenza del processo che si era svolto con rito abbreviato, aveva portato alla condanna di tutti gli imputati: 5 anni e 4 mesi, per Evelina D’Amico, 45 anni di Centro Valle Intelvi, e 5 anni e 2 mesi per Fabrizio Violetti, 51 anni di Corrido. Inoltre 4 anni Guglielmo Bruzzo, 34 anni di Argegno e per Sabrina Codara, 44 anni di Schignano, mentre per Paola Garbagnati, 48 anni di Moltrasio 3 anni e 4 mesi, per Florentina Florea, 44 anni di Dizzasco 3 anni e per Milena Faverzani, 52 anni di Centro Valle Intelvi 2 anni e 8 mesi. Tutti gli imputati erano accusati di gravi maltrattamenti avvenuti ai danni di pazienti anziani, allettati e spesso non autosufficienti, ricoverati in particolare in alcuni reparti, dove si erano concentrate le indagini dei carabinieri di Centro Valle Intelvi, coordinate dal sostituto procuratore Alessandra Bellù. Partite dalla denuncia di un ex dipendente, si erano sviluppate soprattutto grazie a intercettazioni ambientali. "Le condotte poste in essere dagli imputati – aggiunge la sentenza - hanno determinato, in modo sistematico e non episodico, un contesto relazionale degradato e degradante, tale da rendere il regime di vita all’interno della Rsa non solo incompatibile con la dignità della persona, ma lesivo dell’integrità psico-fisica dei pazienti". Paola Pioppi






