HomeMilanoCronacaIl murale per ricordare Pontiggia e scoraggiare gli inciviliCancellare il degrado con il bello, coprire il ridicolo con la cultura. Battaglie difficili e lunghe. Quante volte vediamo...Cancellare il degrado con il bello, coprire il ridicolo con la cultura. Battaglie difficili e lunghe. Quante volte vediamo...Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciCancellare il degrado con il bello, coprire il ridicolo con la cultura. Battaglie difficili e lunghe. Quante volte vediamo a Milano dignitose facciate di edifici ora pulite e ora mandate all’inferno della bruttezza? Alla fine, esausti, gli amministratori dei condomini lasciano fare: i vandali vincono, e la città precipita nell’incuria. La sfida più difficile? Scoraggiare gli imbrattatori con l’esempio.

In via Farneti 9, a Porta Venezia, ci sono riusciti. Questo è un indirizzo importante, per decenni punto di riferimento del mondo culturale milanese, perché nella palazzina costruita negli anni Venti, ha vissuto dal 1967 lo scrittore Giuseppe Pontiggia, indimenticato autore di romanzi quali “La morte in banca“, “Nati due volte“ (premio Campiello), “La grande sera“ (premio Strega), tutti pubblicati da Mondadori, nonché saggista e consulente di case editrici quali Adelphi e la stessa Mondadori. Non basta: Pontiggia amava Milano e i suoi quartieri. Vederli trascurati, a partire dal vicino piazzale Bacone, lo faceva soffrire. Ma i graffitari milanesi, si sa, non guardano in faccia nessuno: imbrattano, e via. Così, anche l’edificio voluto dall’ingegner Mario Carugati, nonno materno della moglie di Pontiggia, Lucia Magnocavallo, è finito tante volte coll’essere scarabocchiato. Tutto questo, fino a che l’amministratore del piccolo condominio (6-7 famiglie), Fabrizio Maifredi, in accordo con tutti, non ha pensato di risolvere il problema con una brillante idea dal duplice intento: ricoprire gli sgorbi con un murale di valore artistico e intanto ricordare l’illustre condomino Giuseppe Pontiggia, mancato nel 2003, con alcune immagini del suo mondo letterario. "Ho consegnato all’amministratore le copertine dei libri di Peppo," racconta Lucia, rimasta al 9 di via Farneti con il figlio Andrea "e Maifredi ha scelto le figure che più lo hanno colpito".