| 1 Giugno 2026 14:03 |

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(Adnkronos) – Un cartello bianco ricopre una figura sul pavimento elegante di mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II. L’area è transennata. Qualcuno passa, scatta una foto al volo o lancia una monetina. Altri si fermano incuriositi e si chiedono cosa stia succedendo. “Ma perché lo hanno coperto?”, domanda un anziano in pantaloncini e canottiera, osservando la zona delimitata. Sotto quel pannello c’è il celebre toro della Galleria, il cui restauro è finito nelle ultime ore al centro di polemiche, ironie e commenti al vetriolo sui social dopo la pubblicazione delle immagini. A innescare il dibattito è stato l’assessore alle Opere pubbliche del Comune di Milano, Marco Granelli, che ha mostrato sui social le fotografie dell’intervento appena concluso. “E come previsto il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico”, ha scritto. Parole che però non hanno convinto tutti. Anzi.

Sotto il post si è scatenata una valanga di critiche: “Tessere di colore e dimensioni diversi, fughe larghe e disordinate, testicoli spariti… e questo sarebbe un lavoro fatto bene?”, scrive un utente. “È diventato un bue”, ironizza un altro. E ancora: “Si schiacciano le balle e le balle non ci sono più”, “Ma i testicoli che fine hanno fatto?”, “Spero che sia un fake! Non si può vedere il toro senza i suoi attributi”. E ancora, dal drastico: “Ora è castrato”, al più sarcastico: “E’ inclusivo, ora è un toræ”. Al centro della discussione ci sono proprio gli attributi dell’animale, diventati negli anni una delle attrazioni più fotografate e ‘consumate’ di Milano. Sul punto più delicato del mosaico si accaniscono ogni giorno i tacchi e le suole di milioni di turisti che perpetuano il celebre rito scaramantico: appoggiare il tallone destro sui testicoli del toro e compiere una rotazione completa, o addirittura tre giri, per garantirsi fortuna e un futuro ritorno nel capoluogo lombardo.