Tra cittadini e visitatori c'è la percezione diffusa che gli attributi dell’animale, da sempre protagonisti di un rito scaramantico, siano stati ridimensionati o addirittura cancellati. Il Comune di Milano ha risposto precisando che il restauro ha ripristinato i colori originali del mosaico mediante l’utilizzo di marmo rosa, conforme alla versione storica dell’opera

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Da quasi un secolo e mezzo, il pavimento dell’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II ospita uno dei simboli di Milano: il mosaico del toro rampante. L’usura progressiva delle tessere del mosaico, in particolare quelle che compongono la zona genitale dell’animale, logorate fino a formare un vero e proprio cratere ha reso necessari interventi di restauro periodici. L’ultimo risaliva al settembre 2017. Nel maggio 2026, un nuovo cantiere è stato aperto e il restauro è stato affidato a Gianluca Galli, specialista in materiali lapidei. L’annuncio della conclusione dei lavori, comunicato con entusiasmo dall’assessore ai Lavori pubblici Marco Granelli attraverso un post sui social corredato di fotografie “prima e dopo”, si è trasformato inaspettatamente in un boomerang comunicativo, scatenando oltre quattrocento commenti e una vivace discussione pubblica per via della presunta cancellazione dei testicoli dell'animale.