«Così sembra un bue». «Mancherebbe qualcosa». «Quindi si è perso il rito portafortuna?». Sono ormai giorni che sui social circolano video del restauro del celebre mosaico del toro rampante sul pavimento di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Un nuovo rifacimento (l’ultimo risale al 2017) necessario: non è raro imbattersi nelle code di turisti che aspettano di poter far ruotare il tallone sui testicoli del toro, storico rito che dovrebbe garantire una buona sorte. Solo pochi mesi fa lo hanno fatto anche George e Amal Clooney.Ma la foto del restauro completato, pubblicata sui suoi canali social dall’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Milano Marco Granelli, non hanno soddisfatto le centinaia di utenti milanesi che hanno commentato il post. Mettendo a paragone l’immagine del mosaico prima e dopo i lavori, al centro delle critiche ci sarebbero proprio i testicoli dell’animale, «spariti» con il restauro. I colori appaiono infatti più delicati rispetto alla versione precedente. E così online si alternano commenti in cui si contesta la «censura» degli attributi del toro e chi aspramente accusa l’artigiano di aver «castrato» l’animale.Il Comune di Milano ha in realtà spiegato che nel precedente restauro era stato impiegato un marmo più scuro, mentre per questi ultimi lavori sono state usate tessere di marmo rosa, più fedeli alla versione originale del mosaico. Sotto al post dell’assessore, però, c’è anche chi si lamenta del ripristino della parte di campo azzurro dello stemma che fa da sfondo al toro: «Siete daltonici?», scrive qualcuno, riferendosi alla differenza di sfumatura tra le tessere.I lavori si erano resi necessari per via dell’usura del disegno, con le tessere che compongono i genitali del toro ormai diventate un piccolo cratere per l’attrito delle tante giravolte subite nel corso degli anni. Le parti deteriorate sono state rimosse per una profondità di circa 2,5 centimetri per essere sostituite con le nuove tessere, poi stuccate e levigate. Da lunedì, giorno dell’inaugurazione ufficiale, milanesi e visitatori potranno proseguire a mettere in atto il rito scaramantico praticato dall’inaugurazione della Galleria a fine Ottocento. Un rituale che nasce come sfottò: il toro rappresenta infatti proprio l’allora capitale del Regno d’Italia, Torino, con il campo azzurro a ricordare il colore dei Savoia.