Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta sembrava che il mondo esistesse solo come una serie di enormi cambiamenti: dai confini alla tecnologia, passando per le monete e gli equilibri politici globali, tutto si stava trasformando. Persino le canzoni coglievano questo aspetto, tanto che Wind of change del gruppo tedesco Scorpions divenne il simbolo musicale della caduta del Muro di Berlino e della dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Più che mutamenti radicali, si stavano verificando dei passaggi di stato, quando cioè la materia, sottoposta a cambi di pressione e temperatura, subisce una trasformazione fisica, un «passaggio», appunto. La materia cambia solo nel modo in cui le particelle sono legate tra loro: a livello chimico, però, la sostanza rimane la stessa.
In tutti questi passaggi, anche il calcio era in qualche modo coinvolto: a volte sullo sfondo, a volte come involontario protagonista.
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La caduta del Muro di Berlino e l’implosione dell’Unione Sovietica avevano dato il via a una fase centrifuga: mentre però una parte dell’Europa geografica si stava completamente liquefacendo, recidendo i legami precedenti, la parte occidentale del continente si stava trasformando in qualcosa di più solido. Dopo anni di trattative e compromessi, il 9 e 10 dicembre 1991 il Consiglio europeo concluse finalmente il negoziato per il Trattato di Maastricht, firmato poi a febbraio, che istituiva l’Unione Europea e la cittadinanza europea, e poneva le premesse per l’adozione della moneta comune e per il coordinamento delle politiche economiche. Il mercato unico europeo e le istituzioni comunitarie diventano importanti anche per il calcio, che vede ampliarsi i propri orizzonti.








