VENEZIA - In attesa del giudizio d’appello, la cui data non è stata ancora fissata ma è stimata non prima del 2027, i consorzi idrici presentano il conto per il maxi-inquinamento da Pfas. Acque del Chiampo, Acquevenete e Viacqua hanno avviato formalmente, tramite gli avvocati Angelo Merlin e Marco Tonellotto, le richieste di pagamento delle provvisionali riconosciute dalla Corte d’Assise di Vicenza nella sentenza del processo Miteni, che un anno fa si era concluso con condanne per 141 anni di reclusione e 70 milioni di risarcimenti a carico di 11 ex manager e 2 società. In totale l’importo quantificato dai giudici di primo grado per i gestori del servizio sfiora 1,5 milioni e si aggiunge ai 100 milioni della bonifica che dovranno essere pagati dalle varie aziende proprietarie della fabbrica di Trissino, secondo la sentenza pubblicata dal Consiglio di Stato nei giorni scorsi.
LE PARTI CIVILI Per quanto riguarda il filone penale, le comunicazioni sono state inviate ai soggetti condannati al pagamento in solido delle provvisionali immediatamente esecutive riconosciute alle tre società pubbliche, che si erano costituite parte civile nel procedimento per la contaminazione che riguarda le province di Vicenza, Padova e Verona. Nel dettaglio, è stato chiesto il versamento di oltre 515.000 euro ad Acque del Chiampo, altrettanti ad Acquevenete e più di 412.000 a Viacqua. Le cifre comprendono la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati dalla data del verdetto, pronunciato il 26 giugno 2025. «La sentenza della Corte d’Assise – hanno rimarcato i consorzi attraverso una nota congiunta – rappresenta un passaggio di particolare rilievo nel riconoscimento delle conseguenze economiche e ambientali generate dall’inquinamento da Pfas nei territori coinvolti. In questi anni i gestori del servizio idrico hanno sostenuto investimenti straordinari per fronteggiare l’emergenza Pfas e garantire la sicurezza dell’acqua distribuita ai cittadini attraverso il potenziamento delle interconnessioni tra i diversi sistemi acquedottistici, l’adeguamento degli impianti di trattamento e il monitoraggio costante della risorsa idrica: oltre 37 milioni di euro di investimenti per Acque del Chiampo, oltre 35 milioni di euro per Acquevenete e oltre 20 milioni di euro per Viacqua». LA SICUREZZA Nel frattempo sul piano amministrativo, per la messa in sicurezza della falda e per la bonifica del terreno, è arrivato il pronunciamento dei giudici di secondo grado. Mitsubishi Corporation, International Chemical Investors Group ed Eni dovranno rispondere degli interventi ambientali. Eloquente è questo passaggio delle motivazioni, depositate dal Consiglio di Stato per respingere gli appelli dei colossi privati contro gli enti pubblici: «Anche la disciplina delle bonifiche è ispirata al principio “chi inquina paga”.In caso di attività “pericolose”, come quelle in esame, è sufficiente che l’Amministrazione accerti in termini oggettivi la responsabilità di un operatore nella contaminazione di un sito, provando l’evento della contaminazione e, secondo il principio del “più probabile che non”, l’esistenza di un nesso causale tra la condotta attiva o omissiva dell’operatore e l’inquinamento riscontrato, senza essere tenuta a dimostrare l’elemento soggettivo del dolo o della colpa». In quest’ottica, agli occhi dei magistrati «è pertanto irrilevante» l’argomentazione delle società per cui «l’attività svolta, secondo lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche esistenti al momento in cui è stata esercitata, non era probabile causa di danno ambientale». La sentenza ha specificato che peraltro si tratta di una tesi «contraddetta dalle travagliate vicende» del sito di Trissino, «interessato sin dagli anni ’70 del secolo scorso da diffusi fenomeni di contaminazione, di cui le varie società che si sono succedute nel controllo di Miteni erano ben consapevoli, tanto da commissionare ripetutamente appositi studi al riguardo». Al riguardo rimane da definire la posizione di Manifattura Marzotto, in quanto proprietaria della Rimar (acronimo di “Ricerche Marzotto”), l’impresa che aveva sede nello stabilimento inquinato. Per questa società pende appello davanti al Consiglio di Stato, ma non è ancora stata emessa la sentenza definitiva, dopo che nel dicembre scorso il Tar del Veneto aveva stabilito che pure quella realtà dovesse contribuire ai costi della bonifica.






