Le Regioni insistono, da Nord a Sud la proposta dell’Unione Europea di utilizzare i fondi della Coesione per l’emergenza energetica continua a non piacere. E se il vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto – firmatario della lettera che apre a questa possibilità - si dice sorpreso della levata di scudi (esternata per prima dalla presidente del comitato delle regioni Katia Tuto), i governatori italiani non sembrano disposti ad aprire spiragli, specie al Sud, che è l’area destinataria della maggior parte di quei fondi. Intanto, però, qualche chiarimento arriva.
LE VOCI Il governatore della Puglia, Antonio Decaro, riferisce di un colloquio con Fitto dal quale emerge che alla fine i governi nazionali non potranno spendere le risorse senza il consenso delle Regioni. «La polemica – spiega Decaro – non è con Fitto ma, almeno in via potenziale, con i governi nazionali perché non vorremmo che le risorse messe a disposizione delle Regioni possano essere utilizzate per politiche di carattere nazionale. È già accaduto con i fondi per l’housing sociale». Forti dubbi sulla proposta Ue arrivano anche dal governatore della Campania Roberto Fico («Non penso sia una proposta adeguata, i fondi di coesione dovrebbero essere utilizzati per altri scopi») ma pure i colleghi De Pascale dell’Emilia-Romagna e Fontana della Lombardia si dicono critici. A sostegno dell’iniziativa di Bruxelles si schiera invece il ministro Foti che ricorda come al momento la spesa dei fondi Coesione è in media solo al 50% e andrebbe comunque accelerata. IL RAPPORTO Ma proprio dalle Regioni del Sud giungono intanto, con la Svimez, buone e forse inaspettate notizie sul recupero di livelli importanti di efficienza amministrativa, grazie a Pnrr. Nelle fasi di pre-affidamento e affidamento dei lavori, «il clou burocratico di ogni opera pubblica, dalla progettazione alla firma del contratto», l’accelerazione del Sud è stata la più intensa. «Nel periodo pre-Pnrr le regioni meridionali impiegavano in media 30,7 mesi per arrivare all'avvio del cantiere (circa 8 mesi in più rispetto al Centro-Nord). Con il Pnrr, quel tempo è sceso a 16,8 mesi, sotto la media del Nord (18,8 mesi)». Bankitalia, Panetta: «Serve un piano pubblico per favorire l'adozione dell'IA nelle aziende italiane»Il modello econometrico di Svimez stima che l’effetto netto del Piano abbia ridotto i tempi amministrativi del 55,1% nel Mezzogiorno, contro il 40,5% del Centro e il 32,2% del Nord. L’Associazione sottolinea che «il Pnrr ha agito proprio sui fattori di debolezza che storicamente alimentavano il divario territoriale. La stagione di semplificazione avviata nel 2019, dallo Sblocca Cantieri al Decreto Semplificazioni, fino alla riforma dei contratti pubblici, ha operato in sinergia con l’approccio del Piano, che ha vincolato l’erogazione delle rate al rispetto di milestone e target misurabili». Sugli scudi soprattutto i Comuni: Svimez dimostra che nonostante le maggiori fragilità organizzative le municipalità meridionali hanno registrato performance attuative migliori del previsto, in particolare per le infrastrutture scolastiche e per la prima infanzia. «È stata una mia grande battaglia da ministro per il Sud e la Coesione territoriale: rafforzare i servizi essenziali affinché il tempo pieno diventasse sempre più un diritto anche al Sud», ricorda Mara Carfagna.










