Roma, 30 maggio 2026 – Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista e docente alla Sda Bocconi, rilegge nell’intervista a Qn le parole del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. E condivide l’allarme di via Nazionale sull’inflazione. “I mercati stanno già prezzando il rischio che lo shock energetico si possa trasformare in un nuovo 2022, quando l’Eurotower partì in ritardo e l’inflazione balzò al 10,6% nell’ottobre di quell’anno. Oggi i segnali d’allarme sono persino più nitidi: il Brent è passato in poche settimane da 75 a oltre i 100 dollari al barile e il TTF europeo, il mercato del gas, ha sfiorato gli 80 euro a MWh, raddoppiando i livelli di inizio anno”.

Che cosa si può fare?

“La Bce, nelle proiezioni di marzo, vede già un rimbalzo dell’inflazione al 2,6% nel 2026. Negli scenari avversi il Governatore parla di un picco “oltre il 6%” se il conflitto perdura. Sono soglie incompatibili con la stabilità dei prezzi e con la tenuta dei salari reali, già erosi di circa l’8% dal 2021. La credibilità si guadagna ex ante. Ritardare la stretta nel 2022 è costato tre trimestri di aspettative disancorate, un’impennata dei rendimenti e una perdita secca di potere d’acquisto. Non possiamo ripetere l’errore: servono mosse preventive, non reattive. Un intervento già a giugno, accompagnato da una chiara “conditional forward guidance”, secondo cui le strette proseguiranno finché l’inflazione core non tornerà nella direzione del 2%, limiterebbe la spirale prezzi-salari e, in realtà, ridurrebbe il premio al rischio sui titoli dell’area euro, evitando di scaricare tutto il costo dell’aggiustamento su famiglie e imprese. La Bce deve agire rapidamente; ma i governi devono smettere di scaricare su Francoforte l’onere delle riforme strutturali. La politica dell’offerta, mercati del lavoro più dinamici e concorrenza nei servizi, sono la vera anestesia ai rialzi dei prezzi”.