Era attenzionata da tutti (servizi sociali, parrocchia, associazioni) la famiglia di Mario Landolfi, l’uomo di 49 anni di Sant’Anastasia in cella dal 18 maggio scorso perché ritenuto l’autore di un duplice femminicidio avvenuto a Pollena Trocchia in due momenti diversi. Era violento Mario Landolfi e non ha mai fatto nulla per mascherarlo. Proprio a causa di presunte violenze in famiglia, mai denunciate ufficialmente dalla moglie, era finito sotto la lente di ingrandimento prima dei Servizi sociali comunali e poi del mondo del volontariato. Sono stati i frati francescani della parrocchia di Sant’Antonio, assieme al mondo dell’associazionismo, a tentare di aiutare le tre ragazzine. La più piccola ha 10 anni, la più grande poco più di 15. Ma lui, imperterrito, non ha mai voluto alcun aiuto. Tanto che un giorno, mentre le sue bambine erano al doposcuola con le volontarie, Landolfi sarebbe andato nella sede dell’associazione e le avrebbe portate via dicendo che loro, in quel contesto, non c’entravano nulla. Dopo aver presentato un Isee pari a zero e aver ottenuto sussidi per il mantenimento della famiglia, Landolfi ha rifiutato il pacco Caritas, con modi piuttosto violenti.
Il racconto «Siamo andati più volte in quella casa - spiegano i religiosi - ma siamo sempre stati messi alla porta in malo modo». Sono stati loro a convincere il 49enne e la moglie a sposarsi per tutelare le figlie in caso di problemi giudiziari dell’uomo. Il 49enne, difatti, vendeva sigarette di contrabbando. E aveva anche problemi di natura psichiatrica, di cui ha parlato lui stesso con i militari dell’Arma, come dell’abitudine a far uso di cocaina. Ma, in assenza di una denuncia, anche i servizi psichiatrici non hanno avuto titolo ad intervenire. Quello di Landolfi sembrava un destino già tracciato ma nessuno pensava che arrivasse ad uccidere. «Ora che lui è in carcere - spiegano i frati – siamo tornati a parlare con la moglie e seguiremo le ragazzine in tutto. A partire dalla prima comunione della più piccola». Un sacramento di cui lo stesso Landolfi, la lunga notte del suo interrogatorio in caserma a Torre del Greco, parlò ai carabinieri chiedendo di farlo tornare a casa per vivere questo momento con la figlia. La bambina farà la prima comunione, con gli amici del corso di catechismo, ma al suo fianco, questa volta, ci saranno i monaci che la tuteleranno perché sia un momento di festa e di grande intimità, nonostante tutto. Intorno alle tre ragazzine, intanto, si sta creando un grande movimento di solidarietà come, del resto, c’è sempre stato.Pollena Trocchia, ha ucciso due donne, faro su un’altra vittima. Finì nella sua trappolaMa lui, padre e marito padrone da quanto raccontano i verbali giudiziari e le testimonianze di chi ha cercato di aiutarli, ha sempre rifiutato qualsiasi intromissione. Tante le iniziative a cui il mondo religioso anastasiano sta provando a mettere in campo per le tre ragazzine: dalla partecipazione al campo sportivo ad una piccola vacanza nell’ambito del progetto “Una mano per un sorriso”. «Iniziative che abbiamo sempre proposto ai loro genitori ma a cui il padre si è sempre opposto», rammentano i frati. È proprio dal mondo dell’assistenza che arrivano importanti precisazioni: «Non abbiamo mai abbandonato quella famiglia ma in assenza di denunce non siamo mai potuti andare oltre. Perché lui, quando gli si offriva aiuto, diventava violento. Ora che il padre è lontano vorremmo riuscire a regalare a queste ragazzine una nuova vita». Il contesto Eppure la moglie di Landolfi, che per prima lo ha accusato con i carabinieri, parlando di violenze nei suoi confronti, ora lo difende con quanti vanno a casa sue per offrirle aiuto. Landolfi sarebbe stato in auto con le figlie quando, dopo aver investito un uomo a Sant’Anastasia, è scappato perché la sua vettura era priva di assicurazione. È lui che avrebbero sentito in molti urlare in quella casa. È lui che avrebbe tolto soldi alla famiglia per assecondare i suoi vizi.






