Transenne, catene, barriere. Il nuovo Beverello si è adeguato perfettamente a quello che sembra un bunker. Chi immaginava una stazione marittima tecnologica, funzionale, bella da guardare e da vivere resta a dir poco deluso. Piccola, troppo piccola per il movimento passeggeri che deve sopportare; pessima organizzazione degli imbarchi, perché non consente di sfruttare neanche gli spazi esterni che pure potrebbero essere una importante valvola di sfogo. La nuova stazione marittima Beverello è gestita da una società a cui partecipano gli armatori delle compagnie del Golfo. Nei piani dell’Autorità di sistema portuale del mare Tirreno centrale, proprietaria dell’immobile, il manufatto doveva diventare un luogo accogliente, vigilato, un’oasi circondata da verde e piante. Invece si incontrano solo ostacoli, catene, percorsi obbligati per scoraggiare l’utilizzo dello spazio in modo da comprimere il più possibile le persone. Neanche l’ombra dei totem per fare i biglietti; i display sulle porte di uscita non recano quasi mai informazioni utili; chi perde di vista quello centrale può accodarsi alla fila sbagliata.
L’organizzazione Facciamo qualche esempio per rendere l’idea. Intanto dobbiamo precisare che tutto il movimento all’interno della stazione marittima è stato organizzato per tenere lontani i flussi dei passeggeri che sbarcano. Se un passeggero in arrivo da Capri o da qualunque altra località, ha necessità di andare in bagno, oppure deve semplicemente andare in direzione del Molosiglio, non può attraversare la stazione marittima allo sbarco, deve percorrerla tutta fino in fondo ed entrare dall’unico varco disponibile all’interno del Beverello, quello sul versante della stazione della metropolitana. Un assurdo, tutti gli altri varchi sono chiusi con catene. Perché? Facile da intuire perché i flussi opposti, quelli degli imbarchi, effettuano il controllo dei biglietti vicino alle porte di uscita, quelle che dovrebbero servire anche per entrare.Napoli, lavori Linea 6 a piazzale Tecchio: Cosenza mostra il cantiere del depositoQuesta cervellotica soluzione crea anche altri disagi. Infatti, se dall’interno si vuol uscire per prendere aria o perché, magari, non si sopporta l’aria condizionata, non si può, devi restare chiuso dentro La porta col controllore si apre solo quando il mezzo è pronto per l’imbarco. E le piazzole esterne tra i giardini? Le puoi solo guardare. Insomma una volta dentro sei in prigione, tutti gli spazi esterni, che pure ci sono e sono ampi, non sono utilizzati come aree di attesa ma solo per essere attraversate. Eppure si era parlato di attrezzarle con tende, panchine e sedie. Tutto caduto nel dimenticatoio. L’ingresso E che dire dell’ingresso da via Acton. La corsia interna, che sul progetto doveva servire per il carico e scarico di taxi e Ncc è diventato un parcheggio. Auto e motorini a file parallele in sosta dalla mattina alla sera nonostante i divieti bene in vista. Coprono tutto lo spazio disponibile e invadono anche i marciapiedi al punto che spesso i van più grandi non riescono neanche ad entrare. Controlli? Neanche l’ombra. Gli unici controlli che si vedono al Beverello sono quelli sotto i tendoni di uscita, in pratica si paga un servizio per aprire un cancello quando arriva un flusso di passeggeri che sbarca. O per indirizzare quelli in partenza verso l’ingresso della stazione marittima, ancora nascosto tra barriere e transenne. Sono le barriere che dovevano essere rimosse fin dall’inaugurazione e che, invece, sono ancora sul posto; un vero proprio monumento a lavori in corso permanenti che obbligano a percorrere tutto il cantiere dei due bar in costruzione anche per arrivare a piazza Municipio. Il resto è terra di nessuno. I bar ancora nei contenitori, una fontana arrugginita da cui non esce neanche una goccia di acqua, motorini che sfrecciano nei passaggi pedonali che portano alla stazione marittima delle crociere. Per liberare i passaggi sono state addirittura rimosse le barriere di cemento per arrivare motorizzati dal Beverello nel porto e viceversa. Il parcheggio? In quell’area ne funziona uno solo ed è utilizzato anche come passaggio interno: si può entrare, infatti, dal porto e uscire al Beverello. E c’è chi fa il biglietto per solo questo passaggio: due euro per saltare tutto il traffico di via Marina. Il caso Insomma quello che doveva essere un nuovo biglietto da visita della città è già diventato un posto da evitare il più possibile. Eppure Napoli si appresta e diventare la prima città in Europa con collegamento metropolitano porto-aeroporto. Un passo fondamentale. Ma per renderlo straordinario bisogna che anche il Beverello diventi un’area accogliente e senza barriere. I biglietti vanno controllati automaticamente quando si sale a bordo. Oggi le tecnologie ci sono e vanno utilizzate tutte. La stazione marittima deve essere aperta, accogliente. Napoli non ha bisogno di bunker ma di terrazze sulle sue bellezze.











