Tutti ricordano la scena del film Il buono, il brutto, il cattivo, con il pistolero Tuco Ramirez nella vasca da bagno, minacciato da un rivale, che gli punta la pistola contro e comincia una lunga filippica. Ma Tuco ha pronta la sua di pistola, nascosta sotto la schiuma, e lo uccide: «Quando si spara, si spara. Non si parla». La scena è stata ricicciata dai Pasdaran in uno dei loro video di propaganda, il primo a sfruttare l’immaginario western occidentale in chiave sarcastica. Chi invece prende sul serio il fatto che Donald Trump da un mese e mezzo continua a minacciare e a non sparare sono gli analisti militari. Le continue indiscrezioni sui media americani vanno nella stessa direzione. E cioè che una nuova massiccia campagna di bombardamenti in questo momento non è possibile. Sono emersi tre elementi principali. Il primo è che lo spazio aereo sopra l’Iran era molto più conteso rispetto a quanto riferito dal Pentagono. I raid sono stati condotti quasi sempre da distanza considerevole, con l’uso di munizioni sofisticate e costose, come le bombe di precisione a lunga gittata Spice-1000 o Gbu-15. I Pasdaran, oltre che sulle città bunker, contavano su contromisure elettroniche, sistemi di rilevamento all’infrarosso e hanno usato la loro, pur vetusta, aviazione più di quanto si pensasse, con gli arrugginiti F-5 o Su-24 impegnati a intercettare le bombe plananti. Il secondo elemento riguarda la possibilità di forzare il blocco di Hormuz e si basa soprattutto su una singola notizia. Il 9 aprile un drone gigante di sorveglianza, un MQ-4 Triton da 240 milioni di dollari, è caduto sopra l’imbocco del Golfo persico. I militari non hanno capito ancora come è stato abbattuto. Gli Usa hanno a disposizione solo una ventina scarsa di Triton e non ne vogliono rischiare altri. Ma senza il Triton, che crea una cupola di controllo con un raggio di 600 chilometri, navi e aerei sarebbero molto più esposti agli sciami di droni e missili. E questo rende tutto più complicato. L’ultimo elemento è l’esaurimento delle scorte di missili antiaerei per proteggersi dalle rappresaglie. Il Pentagono ha consumato il 53 per cento degli intercettori Thaad e il 61 per cento dei Patriot, come ha calcolato il Washington Post. Sotto una certa soglia non si può scendere. E i Tuco Ramirez iraniani lo sanno.
Tuco Ramirez e il western tra Pasdaran e Pentagono
I tre motivi del perché non è possibile una nuova massiccia campagna di bombardamenti americani contro l’Iran








