di
Renato Franco
Il presidente Rcs al Festival di Dogliani: La7 non è bolscevica
DOGLIANI - La politica e il calcio, la tv e il mestiere da imprenditore. Urbano Cairo ieri è stato protagonista al Festival della Tv di Dogliani, sollecitato dalle domande «fuori dal coro» di Mario Giordano. Che va subito dritto al punto: lei sogna di andare a Palazzo Chigi? «No — la risposta netta del presidente di Rcs —, la politica è completamente diversa dall’imprenditoria: da una parte hai manager capaci con cui persegui un obiettivo come un sol uomo; dall’altra invece nessuno arriva al 51% dei voti, quindi hai sempre bisogno di almeno una spalla con cui governare, senza contare che ognuno deve rispondere alle diverse istanze dei suoi elettori». Niente politica dunque, anche se, incalzato da Giordano, Cairo ammette: «Qualche sondaggio in passato l’ho commissionato e ha anche dato risultati più che buoni».
Se la tv di Giordano è spesso accusata di Retequattrismo, ossia di essere troppo vicina al governo, il giornalista ne approfitta per pungere La7: «È una televisione militante?». Cairo prima spiega che è importante mantenere il dna, l’identità di una rete, in cui i telespettatori possano riconoscersi: «Identificarsi nella storia di una tv è fondamentale, quando ho preso La7 c’erano volti come Lerner e Santoro: nel tempo l’ho addolcita — con programmi di approfondimento come quello di Cazzullo o di Augias —, ma in generale mi pare azzardato parlare di conduttori bolscevichi a La7». Senza contare una questione quasi «economica»: «Nella tv di oggi ci sono molte reti che appoggiano il governo: penso che in fondo ci sia la mano invisibile di Adam Smith che autoregola il mercato televisivo per offrire agli spettatori una pluralità di idee».Del resto Cairo non è certo un editore «interventista»: «Lascio molta libertà ai miei direttori e ai miei conduttori, non intervengo mai. E infatti il Corriere non mi pare abbia una linea editoriale simile a La7. Io sono per una dialettica di equilibrio: credo che un programma con un bello scambio di idee sia più gradevole».A chi considera in crisi la tv generalista, Cairo risponde che il funerale è lontano: «La salute della tv è ottima, abbiamo tante reti lineari, gli ascolti sono in crescita, gli editori hanno fatto investimenti costanti. Come i nostri: La7 da due anni è la terza rete in prime time, mentre La7 Cinema sta facendo numeri importanti, cresciuti del 30/40%».Punto di vista editoriale, ma anche industriale. La7 era piena di debiti: «Quando l’ho acquisita perdeva 100 milioni l’anno e in 10 anni aveva un buco da un miliardo. Era un’operazione ad altissimo rischio, ma tagliando i costi improduttivi e gli sprechi, siamo riusciti a mantenere la stessa qualità di prodotto. Anche il Corriere — che oggi ha 800 mila abbonamenti digitali — aveva un rosso importante, ma senza toccare i dipendenti di queste due aziende siamo riusciti a risanarle».Da granata a granata (Giordano è tifoso del Torino), l’ultima domanda è sul calcio: «Se arriva qualcuno di serio sono pronto a farmi da parte. Mi piacerebbe finalmente andare allo stadio solo con il patema del tifoso». ~









