Leonetto Cappiello aveva poco più di vent’anni quando da Livorno si trasferì a Parigi, incoraggiato dalla famiglia perché imparasse un mestiere nel mondo della finanza, come il fratello che già viveva nella capitale francese. Era il 1898, e il giovane livornese in effetti un mestiere lo imparò: aveva il talento per il disegno, e un carattere irriverente che lo portò naturalmente alla satira, e una volta a Parigi cominciò presto a collaborare con le riviste satiriche Le Rire e Le Figaro.

Tra i pionieri della grafica pubblicitaria moderna, colui che cambiò il modo di concepire i manifesti, nel 1956, quattordici anni dopo la sua morte, un altro artista di Livorno, Gastone Canessa, fondò a Firenze un’accademia in suo nome. L’Accademia Cappiello, che forma professionisti nel mondo della comunicazione e della grafica, festeggia i suoi settant’anni con una mostra che unisce la storia dell’istituzione, le opere di Cappiello e i lavori dei nuovi studenti.

L’eredità di Cappiello e di Canessa

“Essere Cappiello. Immagine, memoria e formazione del visivo”, inaugurata il 28 maggio nelle aule del piano terra e del primo piano dell’Accademia, e rimarrà aperta fino al 30 giugno. Promossa da Hdmey Group, il gruppo che da due anni ha unito l’Accademia al suo polo formativo, la mostra - patrocinata dalle istituzioni regionali e comunali - è realizzata da un insieme di realtà dedicate, tra cui l’Associazione Leonetto Cappiello, il Leonetto Cappiello International Centre for Arts, la galleria d’arte livornese Athena, la sezione toscana dell’Associazione per il disegno industriale, i cui rappresentanti hanno condiviso, nel giorno di inaugurazione, la commozione per il ricordo di un artista che ha «dimostrato che quello del grafico è un vero mestiere creativo».