Ecco chi c’era e cosa si è detto alla giornata “Il Goal mancante: la cultura, fondamento dello sviluppo sostenibile”, promossa, a Roma, il 27 maggio scorso dalla direzione generale affari europei e internazionali del ministero della Cultura e dall’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), nell’ambito della decima edizione dell’annuale festival itinerante

Quale futuro senza cultura?

Parlare di sostenibilità significa parlare di ambiente, energia, economia, innovazione ed è ormai centrale anche nel dibattito internazionale il ruolo della cultura. Riconosciuta “bene pubblico globale”, la cultura come diritto, infrastruttura civile, elemento di coesione sociale, strumento di educazione, consapevolezza critica, inclusione e partecipazione, ha la capacità di immaginare il futuro in un mondo incerto.

La cultura orienta valori, rafforza le pratiche e costruisce modelli equi, inclusivi e duraturi. Elemento fondamentale per ogni strategia di sviluppo, tra emergenza climatica, tensioni geopolitiche e necessità di cambiamenti anche per effetto di nuove tecnologie. Strumento di democrazia.

È tempo di ripensare a nuovi modelli di azione, in una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile, ma l’agenda Onu 2030 non include la cultura come obiettivo autonomo, tra i diciassette previsti. È il goal mancante. Pilastro trasversale, in grado di orientare le grandi transizioni, climatica, sociale, tecnologica.