Nel Donbass e lungo il fronte meridionale ucraino, la guerra terrestre del 2026 assomiglia sempre meno alle immagini classiche dei carri armati che avanzano in massa attraverso pianure aperte. Oggi il campo di battaglia è dominato da droni FPV, munizioni circuitanti, sensori termici e sorveglianza continua dal cielo. In questo scenario, persino i mezzi corazzati più potenti sono costretti a reinventarsi.

Ed è proprio qui che entra in gioco la blindo italiana B1 Centauro, tornata improvvisamente al centro dell’attenzione internazionale dopo la diffusione di video dell’esercito ucraino che mostrano il mezzo in azione presso la 78ª Brigata Separata d’Assalto Aereo ucraina.

La Centauro nasce negli anni Novanta da un progetto congiunto di Leonardo e Iveco-Oto Melara per rispondere a una specifica esigenza italiana: avere un mezzo veloce, armato quasi quanto un carro armato, ma molto più mobile e meno costoso da gestire.

Tecnicamente non è un tank tradizionale, ma una blindo ruotata 8x8 armata con un cannone da 105 mm nella versione originale B1 e da 120 mm nella più moderna Centauro II. Il suo ruolo iniziale era quello di “cacciacarri” e mezzo di supporto alla cavalleria: rapido dispiegamento, ricognizione armata, protezione delle colonne e capacità di colpire bersagli pesanti senza la lentezza logistica di un MBT classico.