Alla Confedilizia la presentazione di "Siamo stati iscritti al Pci", il carteggio di Chicco Testa e Claudio Velardi. Con Gualtieri, Petruccioli, Mieli, Merlino e il saluto di Crosetto, una discussione senza nostalgia sulla storia della sinistra italiana, tra comunità, potere, menzogna

Il momento più “parac*lo” (definizione dei relatori) è l’intervento di Paolo Mieli, che si riassume in una parola: "menzogna". La presentazione di

Siamo stati iscritti al Pci

, il libro-dialogo di Chicco Testa e Claudio Velardi edito da LiberiLibri, trova lì il suo punto più scoperto: non soltanto nel bilancio di una militanza, ma nel rapporto che un’intera generazione ebbe con ciò che sapeva, intuiva o preferiva non vedere. La costruzione narrativa che permetteva di non guardare fino in fondo l’Unione Sovietica, i suoi crimini, la sua natura illiberale, i suoi campi di concentramento.

Mieli parte dalla propria biografia laterale: iscritto alla Fgci negli anni Sessanta, poi approdato alla sinistra extraparlamentare, Potere Operaio, "dalla parte più sbagliata ancora della storia", dice con ironia, “anche perché la mia moglie dell’epoca militava lì”, e lo stesso Velardi racconta di essersi buttato a sinistra perché era il modo di farsi notare dalle ragazze più carine del liceo (il Genovesi, non l’Umberto come scritto dal ‘Corriere’, tiene a precisare). Dietro lo scherzo c’è però il nodo politico e morale.