Un Blitzkrieg. Certo, in termini propriamente detti, la “guerra lampo” di Roberto Vannacci non può essere considerata finita. La strada è ancora lunga, ma queste settimane consolidano in maniera netta la sensazione che la scommessa della fuoriuscita dalla Lega sia stata vincente. Lo ribadisce la sua cavalcata trionfale nelle recenti piazze piene – e l’impressione è che le urne non saranno affatto vuote. Così, la moltiplicazione e la registrazione di denominazioni e simboli fatte scattare nel frattempo dall’ex generale – questa sì una guerra lampo a tutti gli effetti – sembra quasi un’architettura di scatole cinesi volta a occupare interamente il campo (compreso quello linguistico) della nuova estrema destra di cui si è fatto campione, prevenendo dissenzienti e “traditori”.Futuro nazionale è un partito che ha futuro, insomma – e, del resto, la campagna elettorale è, da sempre, una trasposizione di quella bellica, di cui l’ex capo della Folgore si intende per ragioni (già) professionali. Non ci sono esclusivamente i nostalgici o i simpatizzanti a vario titolo di fascismo e dintorni a gonfiare i sondaggi di opinione di Fn. Vannacci è l’ultima e più aggiornata incarnazione dell’idealtipo (non ideale…) dell’imprenditore della paura e del predicatore sicuritario – anche se sulla sua idea di sicurezza, per esempio alla luce della frequente perorazione delle (inesistenti) “ragioni della Russia” putiniana, si possono fondatamente nutrire molti dubbi. E rappresenta, giustappunto, il termometro della febbre di una certa pancia del Paese, risultando in grado di condizionare in modo consistente gli orientamenti programmatico-ideologici del destracentro. Di qui, da una parte, l’annunciata intenzione di Matteo Salvini di fare un campaigning tutto sparato sull’ennesima «emergenza insicurezza» (come se non sedesse al governo…) e, dall’altra, le celebrazioni molto strillate di Giorgio Almirante, nell’anniversario della morte, da parte dei vertici di FdI, Meloni in testa.Attraverso lo sdoganamento delle parole d’ordine più retrive del neopopulismo di destra e rovesciando sul tavolo del discorso pubblico un po’ di viscere e animal spirits della “Nazione” – il tutto, va da sé, presentato sotto la forma del dare “finalmente” rappresentanza a settori “del popolo” finora inibiti nel loro diritto di parola –, l’operazione vannacciana ha il suo appeal sul mercato elettorale. E Laura Ravetto è solo la prima transfuga che raggiunge Fn, mentre già si annunciano ulteriori arrivi e, soprattutto, sui territori c’è movimento, impensierendo viepiù la Lega e Fratelli d’Italia – e, naturalmente, le possibili mancate ricandidature pesano sulle scelte di chi è alla ricerca di un nuovo approdo.Stando all’opposizione con il suo partito personale, il novello duce che decide tutto da solo – a differenza delle “pastoie” e dei “lacciuoli” a cui sono sottoposti i leader della destra nell’esecutivo – la sparerà sempre più grossa, e potrà pure esercitare forme di interdizione e ricatto. Nel “Futuro (nazionale)” vedremo se l’«uomo forte della Decima» continuerà la sua battaglia per «la vera destra(destra)» o se, in caso di riconferma del destracentro alle prossime elezioni, la baratterà per un posto da ministro (come dicono gli ex amici divenuti antipatizzanti, secondo l’eterno copione delle accuse incrociate di tradimento tipico dell’estremismo nero).
Dove arriverà il neopopulismo di Vannacci
Intanto condiziona Lega e FdI, costretti a inseguirlo su identità di destra e deriva securitaria













