La pista ciclabile, che arriva dal viale Africa, promuove un bel giro panoramico nell'orrore del largo intitolato a Leonardo Sciascia, che come l'adiacente piazza Europa, da anni offre una immagine di abbandono al degrado da far vergognare chiunque abbia un briciolo di orgoglio campanilistico.

Catania neppure lontanamente è accostabile, per sensibilità ambientalista e propensione al risparmio energetico, alle città d'Italia ciclabili per antonomasia, quali Bolzano, Padova, Ferrara, Reggio Emilia e Modena. Eppure la città etnea si sta superattrezzando di piste ciclabili. Per quanti amatori di questo sport e a discapito di cosa? A detrazione di percorsi pedonali e di aree di sosta e parcheggio nelle sedie carrabili, come sottolineano i tanti cittadini sui social o intervistati dai media.

A quanto pare è stato scoperto un filone "d'oro" da sfruttare, ovvero finanziamenti tematici su cui l'amministrazione comunale ci si butta a capofitto. Perché a Catania l'importante è intercettare i soldi pubblici in procinto di essere erogati, aggiudicarseli e spenderli, non importa per cosa e per quale durata. I progetti, per nuove piste ciclabili e itinerari di mobilità sostenibile, sarebbero finanziati principalmente con i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e, in misura complementare, da fondi europei. In particolare i fondi PNRR sarebbero mirati alla creazione di itinerari ciclabili strategici, come il collegamento tra sedi universitarie e nodi di interscambio cittadino (metropolitane e stazioni). Quelli europei, per la mobilità sostenibile, destinati ad interventi di riqualificazione urbana e la creazione di corsie ciclabili, come quella realizzata nella zona di Viale Africa. Obiettivo finale è l'integrazione al "Biciplan metropolitano" per connettere l'intero territorio.