All’alba i carabinieri hanno arrestato sette persone, tra cui Roberto Caputo e Sergio Gioacchini, i boss della Magliana con contatti con cartelli della droga. Pianificavano la vendetta di Andrea Gioacchini e l’uccisione di Ettore Abramo, sodale di Diabolik.
I carabinieri in azione durante il blitz
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi e sfruttamento della prostituzione. Sono i reati contestati a sette indagati, destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Ordinanze alle quali i carabinieri hanno dato esecuzione nelle prime ore della mattina di oggi venerdì 29 maggio, con un'operazione nei quartieri della Magliana e del Trullo. Tra gli indiziati anche Roberto Caputo, esponente di spicco della criminalità organizzata locale, e Sergio Gioacchini, il cui fratello è stato ucciso da uomini vicini al clan Senese con tre colpi di pistola nella mattina del 10 gennaio 2019, davanti a un asilo nel quadrante sud-ovest della città.
In particolare i due, oltre a muovere centinaia di chili di cocaina e hashish, avrebbero pianificato proprio la vendetta di Andrea Gioacchini, detto Barbetta, tramite l'uccisione di Ugo Di Giovanni, storico esponente del clan Senese, considerato dalla procura il mandante di quell'omicidio insieme a Emiliano Sollazzo. Nel mirino di Caputo sarebbe finito invece Ettore Abramo, uomo di fiducia e erede di Fabrizio Diabolik Piscitelli, per alcuni dissidi passati. Per portare a termine il piano, gli indiziati avrebbero discusso di come reperire un arsenale: armi da guerra, tra cui fucili d'assalto M4 e fucili a pompa. Presunto scambio di droga ripreso dagli investigatori Affari con i cartelli sudamericani, albanesi e le ‘ndrine La complessa indagine, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Roma, ha permesso di smantellare l'organizzazione capeggiata dai due pregiudicati, anche e soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e all'acquisizione delle loro chat criptate. Il gruppo avrebbe goduto di contatti di altissimo livello, capace di trattare direttamente con cartelli sudamericani per l'importazione di droga caricata su aerei. Ma il sodalizio avrebbe avuto agganci anche con quelli albanesi operanti nel Nord Italia, oltre che con figure di vertice delle cosche calabresi della ‘Ndrangheta.












