Tredici arresti, di cui nove in carcere e quattro ai domiciliari e una rete di narcotraffico, sgominata dall'Arma dei carabinieri, che legava vecchie “glorie” della Banda della Magliana al gruppo di fuoco che ha ucciso con otto colpi Cristiano Molè, il “pugile” del Corviale, freddato il 15 gennaio 2024. E' un'operazione vasta e ramificata quella condotta dal Nucleo Investigativo di via In Selci che ha portato questa mattina all'esecuzione delle misure cautelari facendo riaprire le porte del carcere per personaggi condannati all'ergastolo ma poi graziati dall'indulto. Si squarcia il velo sull'organizzazione che negli ultimi cinque anni ha gestito il traffico di stupefacenti al Trullo. A capo della consorteria, Manuel Severa, l'uomo che aveva ordinato l'omicidio di Molè. Ma nell'operazione oltre all'intero gruppo di fuoco che ha firmato il delitto, c'è un nome importante nello scacchiere della mala romana ed è quello di Raffaele Pernasetti.

“Er palletta”, classe 1950 che per l'organizzazione ricopriva il ruolo di “broker” della droga e che dal ristorante di famiglia in via Galvani 43-45, dove pure lavorava part-time, gestiva gli incontri con Severa e i suoi affiliati. Pernasetti all'epoca della Banda della Magliana era uomo di fiducia e braccio armato di Enrico De Pedis, a seguito della collaborazione con la giustizia di Maurizio Abbatino, nel processo di secondo grado contro la “Banda”, la Prima Corte d'Assise d'Appello di Roma condannò Pernasetti all'ergastolo. Sospettato di sette omicidi, venne poi condannato in primo grado a quattro ergastoli, per tre di questi venne infine assolto in appello. Nel 2011 il tribunale di sorveglianza di Firenze, riconoscendogli la buona condotta e la non più sussistente pericolosità sociale, gli concesse la semilibertà, consentendogli un graduale reinserimento sociale. Iniziò così a lavorare nel ristorante di famiglia a Testaccio e il 23 giugno 2016, beneficiando anche della legge dell'indulto, fu definitivamente scarcerato.