Genova – Quando ho visto sulle storie Instagram di una mia amica cantare assieme a centinaia di persone Sweet Dreams, ho pensato che quella non fosse Genova. E invece era proprio la mia città: dopo anni di attesa, anche qui è arrivata la tradizione dei cori da pub che in altre città italiane come Milano e Roma, ma soprattutto all’estero, è un’istituzione. Sembra quasi una magia quella che è capace di trasformare un gruppo di sconosciuti, più o meno intonati, in un coro nel giro di un’ora e mezza, portando tutte le duecento voci presenti a realizzare un brano in versione polifonica, creando un qualcosa di speciale, dal vivo, semplicemente stando assieme. E di quella magia volevo far parte anche io, ecco perché sono voluta andare di persona per scoprire i segreti del successo di Open Coro, così si chiama il format che da qualche mese è sbarcato a Genova. Qui siamo alla Claque, in uno spazio dove il teatro incontra la convivialità. Le persone si incontrano prima dell’inizio, chiacchierando del più e del meno, sedendosi ai tavolini o direttamente sugli scalini, in un allegro vociare che lascia fuori dalla porta, per qualche ora, i problemi. Subito ti senti accolto, senza bisogno di dover spiegare chi sei e perché sei lì. Sei una voce. E sei una persona che ama cantare, magari sotto la doccia, magari qualche sera al karaoke, magari invece fai parte di qualche altro coro in città. Non importa, tutti siete allo stesso livello. Qui il buonumore è subito contagioso, anche per chi ha deciso di venire da solo – come me – inevitabilmente si trova a conoscere qualcuno, semplicemente scambiando un sorriso.
Ho provato Open Coro a Genova, ecco perché piace tanto questo format ai genovesi (e non solo)
Un gruppo di sconosciuti si dà appuntamento per imparare una canzone: ecco come è andata l’ultima volta con la cover di “Bad romance” di Lady Gaga






